Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for marzo 2009

Pochi giorni fa stavo “fishing for insights” nel mondo dei videogames, e mi sono imbattuto in un vecchio video del TED, con David Perry che dissertava sul tema “Will videogames become better than life?”.

Guardatevelo anche voi qui sopra, soprattutto la parte con il video di tesi del suo studente. Al di là che è ricchissimo di insights, per quanto da anni già abusatissimi in pubblicità, soprattutto da Playstation, la cosa mi ha fatto riflettere.

Da un lato, sul fatto che creatività e cultura non sono poi così divergenti (argomento di cui ogni tanto qualche folle mi invita a parlare, come allo scorso sci(bzaar)net). Se i creativi che hanno studiato ad esempio lo spot Playstation “Double life” hanno anticipato gli stessi temi trattati e incensati in prestigiose università e al TED, allora è una ulteriore conferma dell’argomento di cui sopra: nonostante le sue applicazioni siano molteplici e a volte divergenti, l’intelligenza è una. 

E dall’altro, mi ha fatto riflettere su come si stanno trasformando i nostri “target”. Vedete, io ho sempre detestato anglicismi da marketing come questi (che infatti metto sempre tra virgolette): macchè target e target, gli interlocutori di un creativo sono le persone! Esseri umani, dotati di emozioni, intelletto; persone con una propria storia che è sempre in evoluzione. Non sono bersagli da “colpire”. Con loro, piuttosto, un creativo geek deve giocare. Bisogna riconoscervisi: siamo uguali, siamo tutti attori dello stesso processo di comunicazione evoluta.     

Ebbene, vedendo il video di quello studente, ho riflettuto su quanto geek stia diventando il nostro apparato cognitivo.

Mi spiego: siamo talmente estensione delle interfacce che usiamo, a tutti i livelli – siano esse elettrodomestici, telefonini, palmari, computer, o videogames – che queste interfacce sono un nuovo organo cognitivo con cui vediamo la realtà, che di rimando ci appare, in questo caso, come un videogame.

Se la realtà è la percezione che noi ne abbiamo, allora i videogames sono il feedback che noi riceviamo di noi stessi. In altre parole, per un apparato cognitivo assuefatto ai videogame, il vissuto nel mondo fisico e il vissuto nel mondo virtuale sono allo stesso modo reali. 

Realtà e percezione della stessa. Sembra filosofia da Videodrome o da Ghost in the Shell, ma non siamo poi così lontani dalla pubblicità, dal momento che questa lavora proprio sulla percezione della marca, della merce.

Ecco la conclusione della riflessione: si sta affacciando sul mercato una generazione di individui la cui percezione del mondo, il cui stare al mondo è geek nell’essenza, nel DNA. Bene. La Geek Advertising li aspetta al varco.

Annunci

Read Full Post »

All’ultimo SuperBowl, Coca Cola ha proposto, credo, l’unico spot TV realmente interessante. Uno spot che usa come linguaggio creativo l’Augmented Reality. Guardatevelo qui sotto. 

Inoltre, l’ottimo Cristian Contini segnala un meraviglioso cortometraggio di Bruce Banit, World Builder. La storia di un geniale ragazzo che costruisce, in Augmented Reality, un intero mondo per la donna che ama. Un cortometraggio premiato, elogiato da pubblico e critica, e che vi potete guardare qui sotto. 

E ora vi rivolgo una domanda: sono contento?

Ecco la risposta: no. Sono preoccupato: la AR sta diventando mainstream troppo presto, prima di aver espresso tutto il suo vero potenziale. Sta già diventando una moda, si stanno già producendo non tanto idee “in” AR, ma “alla” AR. Ci sono già passato con Second Life e i mondi virtuali: quando una tecnologia edgy diventa mainstream perde mordente, inizia a perdere eversività, la capacità di infrangere schemi, di essere davvero innovativa. E inizia a involversi, allontanando i possibili sponsor o investitori, che la percepiscono – ahimé – già vecchia. Laddove, invece, ha un potenziale ancora tutto da esprimere.

 

Read Full Post »

Già, il mitico podcast… ma da quant’è che non ne parliamo più? E’ morto? E’ moribondo? E’ in buona salute? Chi lo sa. Di certo è andato fuori moda come strumento di comunicazione – eppure nella sua semplicità è un ottimo esempio di Geek communication, della possibilità di aprire un canale di comunicazione focalizzatissimo con le persone, di fare engagement. Ma il mercato, le persone, vanno per la loro strada, spesso indifferenti alle mode di noi comunicatori. E, almeno negli States, il podcasting risuota fenomeno di grande successo e di ancor più grande potenziale. leggendo gli ultimi dati rilasciati da eMarketer, gli utenti USA di podcast sarebbero 18 milioni (9% dei navigatori) ma previsti in salita a 38 milioni nel 2013. Forse, davvero, a volte l’innovazione sta nel non buttare via le cose quando, dopo pochi mesi, non sono più “nuove” per noi…

Read Full Post »

 

Mi sono appena guardato il videopodcast del nuovo iPhone SDK.

A parte le tecno-delizie che il nuovo OS 3.0 porta con sè (risponde praticamente a tutti gli elementi di cruccio dei consumatori, primo fra tutti il copia-incolla), quello che mi ha entusiasmato è l’AppStore.

Sulla scia di David Pogue, che lo ha considerato l’idea più innovativa del 2008, ho sempre pensato che l’AppStore lanciato da Apple non sia un semplice negozio online.

E’ un nuovo media, il primo esempio di Geek Media: un canale sia per distribuire contenuti pubblicitari tradizionali, ad esempio di banner, da accettare in cambio di applicazioni gratuite; sia, soprattutto, applicazioni con cui far interagire le persone e le marche.

Una delle prime applicazioni che ho scaricato è stata quella, gratuita, della Carling: un vero e proprio virale, visto che tutti i miei amici si sono sorbiti il mio iPod Touch riempirsi di birra come un boccale. E poi se lo sono scaricati pure loro, come da perfetto contagio.

Quello era solo l’inizio, ma se guardiamo le recentissimi App gratuite per la nuova VW Polo o la BMW Z4, è evidente che la strada da percorrere è già indicata. AppStore è l’esempio di un media che non ha la pretesa di essere tale, nel senso tradizionale a cui siamo abituati, ma che di fatto lo è: un media che non vuole solo spettatori, ma che chiama in causa il cliente finale, e lo fa giocare – letteralmente – con le marche.

Trovo che sia un’occasione ghiottissima sia per i creativi sia per le aziende per imparare un nuovo modo di fare comunicazione. E, nel mentre, anche di divertirsi.

Read Full Post »

Da anni seguo con interesse lo sviluppo dei siti per trovare l’anima gemella (chiamiamoli così). Nati quando per me era ormai troppo tardi, li seguo esclusivamente per interesse professionale – visti anche i fatturati appetitosi che sono in grado di generare.

Su questo fronte ne vedremo comunque ancora delle belle: dopo infruttuosi tentativi da parte di arditi pionieri partiti quando la tecnologia ancora non c’era, l’arrivo di quei fantastici strumenti chiamati smartphone, appaiati all’Internet Mobile, al GPS e a diavolerie come Latitude sta portando l’acchiappo geolocalizzato alla portata di qualsiasi geek – almeno in teoria.

Affiancandosi ai già esistenti software per iPhone e simili che ci permettono di trovare la farmacia o il ristorante più vicini a noi e di portarci lì passo per passo, servizi di matching location based, potranno permetterci di effettuare la ricerca basandosi (anche) sulla prossimità delle persone. 

Potremo, sorseggiando un chinotto in Piazza del Duomo, vedere se per caso c’e’ una qualche bionda che ama leggere Pennac e giocare a tennis che, essendo nelle vicinanze… e usare Goggle Maps e navigatore satellitare per incontrarci sulla stessa mattonella, senza bisogno di garofani rossi all’occhiello per riconoscerci.

Fatta questa (secondo me è solo questione di poco) e sfruttando il successo che questi servizi avranno,  il prossimo passo sarà quello di fare robe più serie e usare la geolocalizzazione per stimolare anche marketing e business di aziende più mainstream/tradizionali. 

Il problema più grosso sarà però quello dei modelli di business che al momento latitano. 

Sarà qui che dovrà entrare in gioco la creatività strategica, trovando modo di usare la mia posizione, il mio profilo, e facendo un matching non con un’anima gemella ma con un’offerta commerciale potenzialmente compatibile – il tutto senza essere intrusivi. 

Il che non mi pare una sfida facile, ma d’altro canto sarà una sfida ineludibile nello sviluppo di quella branca della comunicazione che lavora sul punto vendita e la relazione/fascinazione con il consumatore. 

Una disciplina fino a ieri snobbata ma che, un po’ sotto traccia, sta rapidamente crescendo nell’interesse delle aziende e delle agenzie, visti i risultati che può portare e i budget che le aziende cominciano a mettere a disposizione per questi strumenti. Un campo, tra l’altro, tra quelli a più alta opportunità di impiego di tecnologie avanzate e straordinarie per la comunicazione…


Read Full Post »

Una (pretesa) rivoluzione può non avere il proprio manifesto

Eccolo qui – un po’ vision, un po’ mission, un po’ voice over: che volete farci, siamo pubblicitari.

 

“Vogliamo dire qualcosa a chi crede che la tecnologia dia forma alla fantasia.

Ai curiosi che vogliono sapere come funziona, e ai sognatori che si stupiscono di fronte a quello che riesce a fare.

Voi, convinti che ogni tecnologia, digitale o analogica, software o hardware, possa essere un medium di comunicazione e lo spunto per sviluppare un’idea creativa.

Per voi il web è ormai mainstream, ordinario. Preferite cercate il non ancora visto, lo straordinario.

Avete il coraggio di non essere per tutti, perché sapete che sono sempre le piccole avanguardie a generare le grandi innovazioni.

Questo ci piace di voi: siete stanchi di avere solo spettatori. Volete far scendere in campo il vostro pubblico e giocare insieme: alla creatività chiedete di non essere solo comunicazione, ma anche interazione.

A tutti voi, diciamo questo: vogliamo tenere vivo il geek che avete dentro.

Lo vogliamo nutrire con tecnologie usate non come digestivo per mandare giù le solite idee consunte. Vi aiuteremo a sviluppare idee tecnologiche nuove. A pensare in modo nuovo. Assieme accenderemo nelle persone stupore, emozione, curiosità e memorabilità. Sono questi i 4 virus capaci di diffondere le idee creative con la potenza di un contagio.

E questo contagio noi lo vogliamo estendere a tutta la classe creativa. Che diventino geek anche loro. E a quelli che restano scettici diremo che se hanno ragione loro, la tecnologia forse ucciderà la pubblicità. Ma se abbiamo ragione noi, di sicuro la farà risorgere.”

Read Full Post »

Nonostante la difficoltà di reperirli in Italia, stanno conoscendo una certa diffusione nei circoli “geek” i Poken.    

Poken sono una speciale razza di chiavette USB, dotate di un dispositivo di networking wireless a breve raggio. Sulla chiavetta possiamo immagazzinare i dettagli dei nostri social network – costruendo così un biglietto da visita digitale e Solid State.

Quando incontriamo qualcuno con cui vogliamo costruire una connessione, estraiamo le nostre reciproche chiavette, mettiamo in contatto fisico le loro manine e i Poken si scambiano dati e informazioni. Una volta tornati al nostro PC infiliamo la chiavetta nella presa USB e il resto è più o meno facile immaginarlo (per maggiori informazioni, potete leggere il mio articolo di qualche tempo fa su Apogeo).

Questa tecnologia (pur con tutti i suoi limiti) è un buon esempio di come potenziare, attraverso la digitalizzazione, attività che già facciamo “analogicamente” con minore efficienza.

Il tema dello scambio di dati, della socializzazione è sicuramente uno dei filoni a più alta potenzialità del prossimo futuro – ed un campo dove la comunicazione aziendale, la sponsorizzazione, la collaborazione tra azienda e persone può dare luogo a forme di comunicazione / promozione del tutto inaspettate.

Cosa succederebbe (con le ovvie esitazioni legate ai temi della privacy) se il Poken diventasse un modo per interagire tra noi e l’azienda, magari su un Punto Vendita (semplificando inoltre raccolte dati, raccolte punti…)? 

Cosa succederebbe se la collaborazione / socializzazione tra persone avvenisse con il supporto e l’aiuto di una marca che si identifica con noi e ci fornisce di un piccolo ma potente device per aiutarci a farlo (ovviamente, mi raccomando, con il logo stampato bello grande…)?

 

 

Read Full Post »

Older Posts »