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Archive for febbraio 2010

Ricordate, quando facevate tardi con gli amici, il piacere di andare dal panettiere proprio all’ora in cui sfornava le brioches calde?

Di solito nasceva tutto da una scoperta casuale (il profumo inconfondibile che inondava la via) e dal passaparola tra gli amici degli amici degli amici sull’ora precisa a cui la serranda del forno si sarebbe alzata.

Bene, asciugatevi l’acquolina e le lacrimucce nostalgiche, ora non dovete più fare tardi, o stare ad aspettare seduti sul cofano dell’auto.

Ora c’è twitter. E c’è BakerTweet. Si tratta di una invenzione di Poke London, per Albion’s Oven.

In pratica, un congegno che segnala via twitter cosa sta uscendo dal forno. Così il panettiere usa twitter come piattaforma microblogging marketing per avvisare i suoi clienti che i cupcakes sono appena stati sfornati, o che sono pronti i sandwich di pollo per i late workers che devono mangiare un boccone veloce e leggero per poi tornare al lavoro.

Questa è creatività geek: un comportamento umano già esistente e autentico, fa il botto in versione geek. Yummi.

Guardatevi il video, che a me è già venuta fame.

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Questa volta Nokia l’ha fatta davvero grossa e davvero Geek – sempre sul famoso target di non -geek. Per promuovere i propri cellulari con GPS in maniera engaging, divertente, interessante, l’azienda ha realizzato una frecciona sospesa (a una gru) nel cielo di Londra, della lunghezza di ben 12 metri. La particlarità è che la freccia è interattiva e geolocalizzante, ovvero punta sempre verso le “Good Things”. Come? da web o da SMS, si può comandare la frecciona, che girerà per indicare quella che per noi è davvero una buona cosa…

Come al solito si fa prima a guardare il video che a raccontarla.

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Lo ammetto, ci sono ricascato. Avevo promesso a me stresso una moratoria sulla Realtà Aumentata perché a parlarne troppo e male la si inflazione – perché a far vedere esempi banali, giochini, la si ammazza, si fa passare una percezione di oggetto più che Geek, “novelty”.
Faccio una eccezione per questo filmato. Se questo è il futuro che si prospetta, sono interessato (e un po’ spaventato).

Prendiamolo come un esempio delle cose che saranno possibili ma che faremmo meglio a non fare, per non farci linciare dalla gente 😉

Consiglio la visione di tutto il sito di questo signore, mi sembra un tizio intelligente.

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… del digital planner.

Non posso non segnalarvi un’iniziativa del nostro collaboratore Roberto, che di digital planning se ne intende. E quindi direi che da lui quasi me l’aspettavo anche prima una cosa così bella 😉

Eccolo qui.

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Avevo promesso di non parlare di realtà aumentata per un po’.

Ma questa è davvero grande. Letteralmente.

La giapponese Qosmo e i Teradadesign Architects, a Tokio, hanno ricoperto l’intera facciata di un palazzo con un gigantesco AR code, riuscendo così a mostrare informazioni commerciali e il canale twitter corporate, ovviamente da una redazione dentro il palazzo.

Ma, vi assicuro, è meglio vederlo che descriverlo:

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pochi giorni fa, stavo tornavo a casa dopo  una sessione di brainstorming in cui si è parlato di geek advertising, new media, tech mashup, guerrilla advertising, buzz marketing. Ancora ebbro di neologismi e futuribile creatività, m’imbattei nell’epifania che vedete qua sopra.

I miei neuroni hanno tirato il freno a mano. E innescato la retro.

Possibile, che in tutto questo lamentarci del digital divide, ci siamo dimenticati del rovescio della medaglia?

Mi spiego.

ok essere avanti, ma senza dimenticare da dove veniamo, e dove possiamo – se serve – tornare.

il più elementare dei passaparola, quello dell’arrotino con le casalinghe che si passano la notizia del suo arrivo di portone in portone, in questo caso è più forte di qualunque strategia di buzz marketing.

cari geek e cari creativi, continuiamo a guardare avanti, ma senza chiuderci nel digitale come via a senso unico; altrimenti il nostro rovescio della medaglia diventa l’analog divide.

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In questo divertentissimo brusio di pro e contro dell’iPad, quando nessuno lo ha ancora nemmeno potuto provare (esce tra un paio di mesi), ho deciso di riprendere la postilla a chiusura del precedente post. Questo per segnalarvi che l’iPad non è un prodotto, è un’idea.

Steve Jobs l’ha sempre fatto: il business model è il prodotto, e vice-versa. iPod+iTunes store; iPhone+App Store; e ora iPad+iBook store.

Non perdete di vista il paradigma della semplicità. Come i creativi sanno, ogni grande idea nasce “single minded”. E L’idea dell’iPad è di avere nello zaino un negozio di libri, di riviste e di giornali, a cui poter sempre attingere “on the go”.

Per farvi capire meglio, ecco un video di Bonnier R&D, che secondo me quelli del NYT hanno visto (considerata l’App che hanno presentato al keynote), che vi illustra le potenzialità di una piattaforma come l’iPad per la fruzione di prodotti editoriali.

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Questo è quanto. Come canterebbe Califano, tutto il resto è  buzz.

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