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Archive for giugno 2011

Un resoconto su #foi11 l’ha postato il blog adci.

Una bella recensione l’hanno scritta quelli di Working Capital e il padrone di casa Leeander.

E quindi, che faccio? Beh, almeno, mantengo la parola data a chi me l’ha chiesto dopo il mio talk. Per cui, ecco il link da cui scaricare il testo del mio intervento. Come vedrete, non ho resistito, e ho usato il premiatissimo “pay with a tweet“. Attendo commenti 😉

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Mi piacerebbe moltissimo avere in agenzia un digital art director in grado di programmare in HTML5. Uno come Nico Engelhardt e Johannes Ippen: gli autori di Aside, la prima rivista fruibile su iPad, che non è un’app. Nel senso che è scritta tutta in HTML5 e si fruisce direttamente su web, con Safari. Niente appstore, insomma.

Che dire? Un’idea eversiva. Un’anomalia nel sistema apple, ma catalizzata da apple stessa – che crede moltissimo nell’HTML5, che spero arricchisca il mondo dell’interazione e della creatività geek (e non solo).

Bravi!

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Il titolo di questo post è anche il titolo del mio intervento di domani a Frontiers of Interaction 2011.

Si tratta del progetto di studio che sto portando avanti ormai da un po’ di mesi, e che sarà – nelle mie intenzioni – la base di un progetto editoriale e culturale che ho in mente da anni. Che c’entrano i carciofi? Beh, se volete saperlo, venite a Frontiers. The geeks will inherit the earth.

 

PS.

per gli sfortunati che non mi sentiranno dal vivo, non temete: potrete annoiarvi anche voi, quando posterò il testo del mio intervento qui sul blog.

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Ge-ni-a-le sistema di vendita “social”, con implicazioni sociologiche, economiche, e creative morbidamente rivoluzionarie. Invece che soldi, la moneta con cui pagare il download del libro è un tweet, così si fa pubblicità da solo. Si chiama Pay with a Tweet, e quando avrò finito di scrivere il mio libro su Filosofia della tecnologia, di sicuro lo rendo disponibile anche in ebook così.

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Lo confesso, le e-cigarette mi intrigano. Da ex-fumatore e da geek, poter fumare in tranquillità, anche nei locali pubblici dove è vietato, una sigaretta elettronica che in realtà è un inalatore high tech di vapore aromatico, mi tenta.

Ancora di più ora, che la Blu Cigs sta sviluppando una nuova e-cigarette il cui pack serve a creare una rete social di e-smokers.

Ok ok, persino a me pare un po’ eccessivo…

(via Springwise)

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E’ almeno 2 anni che rompo le balle con la realtà aumentata, e che sviluppo concept di progetti che la utilizzano.

Uno di questi (ho testimoni che possono confermare la cosa, eh!) riguardava la disseminazione in una data città, magari in un suo parco, di eventi sonori e musicali geolocalizzati, che si sarebbero attivati attraverso l’interfaccia di una app. In questo modo, ogni utente avrebbe generato un diversa sequenza di brani/eventi sonori, a seconda del percorso che avrebbe seguito nel dato parco della data città. In questo modo la musica sarebbe stata scritta anche dall’utente, come catalizzatore geek di una partitura lasciata aperta dal compositore. Insomma, un evento di musica aumentata.

Bene, ora immaginate la stessa idea, non 2 anni fa, ma ora, e non in una data città, ma a Washington DC, nel parchetto chiamato Mall. E’ quello che farà la band Bluebrain, pubblicando il loro prossimo album non in formato cd o mp3, ma come app location aware. 

Al di là del livore personale, in cui tutti i creativi degni di questo nome si riconosceranno (abbiamo tutti i cassetti pieni di idee che poi realizzano altri, vincendoci pure dei grand-prix stampa a Cannes 2004), mi si affollano in mente amare considerazione sullo stato imprenditoriale e culturale del nostro paese. In cui, purtroppo, non sono le idee che mancano.

[Fonte: Mashable]

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Un apribottiglie Bluetooth. Ogni volta che apri la birra, invita sui Social i tuoi amici a condividere.

La gente ti si fionda in casa, dandone prima conferma online.

Chi fa più invitati, vince una casa di birra (a parziale copertura delle spese sostenute per dissetare gli invitati?)

Questo il brillante progetto di due studenti della Miami Ad School Hamburg
Come concetto mi sembra carinissimo.
Poi, come sempre succede, passare dal’ideona alla messa in pratica, all’esecuzione sul field.. beh lì le cose si complicano.
E sarebbe forse più interessante vedere come pensano di smazzarsi la parte di “logistica”, di come si fa in pratica … perché in genere quella è la parte ardua, più che semplicemente la brillante idea creativa che tante volte poi non è nemmeno realizzabile sul campo 😉

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