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Archive for luglio 2011

Integro quanto scritto nel post precedente, con una considerazione a posteriori.

Biophilia è un’opera totale in un senso ancora più interessante, perchè nel suo essere opera d’arte totale, include come elemento artistico anche un nuovo business model musicale: un modello di distribuzione dei brani musicali che non passa solo per i negozi, o per itunes, ma ora, per la prima volta, anche per appstore. Come ho già scritto qui, appstore si è candidato da subito a essere il nuovo medium che non ha la pretesa di essere tale, nel senso tradizionale a cui siamo abituati, ma che di fatto lo è: un medium che non vuole solo spettatori, ma che chiama in causa il cliente finale, e lo fa giocare – letteralmente – con le marche e con i messaggi che veicola. Quindi anche con un album musicale: che, diventando app, costituisce ora un modello di business musicale di acquisto in app dei singoli brani.

Dopo riviste e videogiochi, ora anche gli album diventano un modello di business mobile.

Attenzione, non sono solo espressioni di un nuovo modello di business: sono loro stessi nuovi modelli di business, ciascuno di loro. Con dei tratti in comune, ovvero l’in app purchase, ma anche con delle potenzialità assolutamente peculiari, legate al contenuto dell’app stessa. Se qui si parla di musica, allora il modello di business si svilupperà a partire dal contenuto musicale. Ad esempio, il brano Crystalline (di cui vedete sopra il videoclip girato da Michel Gondry) è anche un videogame, di cui la musica è parte integrante, come colonna sonora dinamica. La musica sarà il prossimo modello di business per i videogames? Assisteremo a un mash-up geek di modelli di business creativi?

Non vedo l’ora.

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A chi pensa che la tecnologia sia feticismo del futuro, rispondo che invece affonda le sue radici lontano.

Guardiamo al concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk: si trattava di una rivoluzionaria sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche; collocata in uno spazio sia estetico (le sue opere) sia fisico (il teatro da lui progettato, la Festspielhaus di Bayreuth).

In sintesi, una visione multimediale della musica, prima ancora che il termine “multimediale” facesse il suo ingresso nel dizionario. Una visione che spingeva la tecnologia artistica del tempo ai suoi limiti estremi, al punto che Wagner dovette inventarsi una interfaccia apposita: il teatro di Bayreuth, appunto.

C’è stato anche chi si è spinto oltre. Poco dopo Wagner, infatti, Aleksandr Skrjabin concepì il suo Prometeo o Poema del Fuoco, una grandiosa sinestesia artistica, per ottenere la quale progettò addirittura uno strumento che associava ad ogni nota un fascio di luce colorata che avrebbe dovuto inondare la sala. Un progetto, questo, talmente in anticipo sui tempi, che non fu possibile realizzarlo. E l’opera restò solo “musicale”. Insomma, ci sarebbe voluta tutta la tecnologia di Brian Eno.

O di Bjork.

Ho passato il weekend a giocare con il suo Biophilia. Un progetto musicale e multimediale che parte da lontano, come ho appena argomentato. E che arriva a rendere l’utente parte attiva del processo artistico, reinventando la fruizione musicale attraverso un medium ludico, un’app. Multimediale e interattiva. Al punto che, virtualmente, ogni fruizione da parte dell’utente genera un evento sinestesico/multimediale/estetico/musicale singolare, irripetibile.

Mi fermo, prima di vomitare un pistolotto sull’Alea musicale; e arrivo alla conclusione della mia argomentazione: le idee rincorrono le tecnologie rincorrono le idee. Una sintassi involuta per esprimere il circolo virtuoso infinito che connota tutta la nostra storia culturale e artistica. Bjork ha scritto un nuovo capitolo nella storia dell’opera d’arte totale.

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Ancora a parlare di Pringles, questa volta di un progetto internazionale, un’app per iPhone e Android: Pringles Crunch Band.
L’app non è terribilmente innovativa, è semplicemente un…simulatore di strumenti musicali, ci potete far finta di suonare la chitarra elettrica etc.Ed eventualmente postare le vostre prodezze musicali su Facebook (of course).
Abbastanza basica, ma può avere un qualche senso per fare un po’ di casino con gli amici, ognuno con uno smartphone e quindi uno strumento diverso (altamente raccomandabile accompagnare il tutto con copiose quantità di birra, per ridurre le aspettative).
L’idea interessante (dal punto di vista marketing più che da quello dell’utente) è che inizialmente sull’app sono disponibili solo pochi strumenti.
Scansionando con lo smartphone i barcodes sulle confezioni di Pringles si possono però sbloccare altri strumenti. Legando quindi un po’ di più l’app con il prodotto e le vendite.
Non che sia convinto che questo farà vendere molti più tubi di snack, ma ho sempre più forti dubbi su app che fanno un generico “branding” restando molto, troppo staccate da marca e prodotto… (per capirci: quelle che lo sviluppatore potrebbe vendere sostanzialmente uguali ad un’altra marca in un’altra categoria merceologica).
Se mi promettete di mandar giù due o tre birrette prima di guardarlo, vi allego anche il video di presentazione dell’app…e il “rocktutorial” (mah).

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Attività di comunicazione prettamente “made in Italy” (nel senso che Pringles, parte di una grande multinazionale, questa cosa non l’ha importata/adattata ma è stata inventata qui).
E si inizia a vedere qualche azienda, di quelle serie e poco “geek”, che sperimenta seriamente con quelle robe strane come Foursquare.
Nello specifico di Pringles, si tratta di un’attività a supporto di un’azione sul territorio, di “engagement”; un tour che vede lo snack sponsorizzare una serie di aperitivi in una serie di locali in varie città italiane (ed europee, btw).
Su Foursquare, al di là di seguire questo tour, l’operazione è improntata a presentare quelli che sono alcuni tra i posti più alla moda per prendere l’aperitivo in una serie di città. Così, anche se si è foresti si sa dove bere bene e con la gente giusta ;-).
L’indirizzo è questo: https://it.foursquare.com/pringles_ita
Per completezza, vi passo anche la versione ufficiale: L’idea è quella di rendere questa pagina un oggetto vivo e aperto, seguendola e suggerendo un posto da non perdere (una piazza, un locale, un evento) usando su Twitter l’hashtag #pringles4sq e @pringles_ita con l’intento di raccogliere e mettere a disposizione degli utenti i luoghi del divertimento delle principali città italiane. 
Un po’ di link per esplorare l’operazione:

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Godetevi qui sotto i 4 video, premiati con un leone d’oro a Cannes, dalla campagna Google Demo Slam. Li trovo adorabili: pura geek comedy. Ormai, un nuovo genere televisivo (pensate a The Big Bang Theory e ditemi se non è vero ;-)).  

 

 

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Riprendo qui il mio post sul blog ADCI, dato che, anche un po’ meno a caldo, continuo a pensare le stesse cose.

Guardatevi il video del grand prix: Dortmund Konzertmilk. Un argento a Cannes (nella categoria Titanium & Integrated, che secondo David Droga è la categoria più importante a Cannes; insomma, il grand prix della creatività che guarda al futuro), che sono felicissimo abbia guadagnato il Grand Prix all’ADC*E.

Perchè?

Perchè anche a Cannes, da qualche anno è premiato lo storytelling “innovativo”. Storie raccontate cercando nuovi linguaggi creativi, in modo decostruito, multi-narrativo, tech savvy: insomma, geek.

Philips Carousel e Old Spice, per fare 2 esempi, sono casi emblematici al riguardo.

Per questo, visto che all’ADC*E di Grand Prix se ne dà uno solo, che racchiude quindi tutte le categorie e le giurie, trovo assai azzeccato premiare un tipo di narrazione geek come specificato sopra. Una campagna che racchiude in sé molte altre, se non tutte le altre, categorie (ho sentito non pochi giurati della sezione design stupirsi che non avessero iscritto la bottiglia del latte nella loro categoria: “…avrebbe vinto un oro”), e offre un punto di vista inedito, originale, e creativo su un brief per nulla facile.

Insomma, un Grand Prix non scontato, dato che i pronostici pre-giurie erano per la consacrazione di Nike Write the future, ma proiettato al futuro della creatività, con una consapevolezza non solo di cosa è, ma anche di cosa sarà (e, magari, dovrebbe essere) il nostro mestiere.

 

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Geek di tutto il mondo, drizzate le orecchie. Bjork sta realizzando un capolavoro di arte musicale geek. Il Guardian ha scritto che il suo nuovo album non sarà solo pubblicato come album, ma anche come un “app album”. In pratica, “Biophilia” per iPad includerà 10 app, tutte racchiuse da una “mother app”. Ogni app singola rappresenterà uno dei brani dell’album, e ne sarà la rappresentazione geek.

Copio e incollo di seguito la descrizione di Wikipedia:

<<It will also be an evolving entity that will grow as and when the album’s release schedule dictates, with new elements added. Scott Snibbe, an interactive artist who was commissioned by Björk back in the summer of 2010 to produce the app, as well as the images for the live shows (which will combine his visuals with National Geographic imagery, mixed live from iPads on the stage), describes how Björk saw the possibilities of using apps, not as separate to the music, but as a vital component of the whole project.

For one song, “Virus”, the app will feature a close-up study of cells being attacked by a virus to represent what Snibbe calls: “A kind of a love story between a virus and a cell. And of course the virus loves the cell so much that it destroys it.” The interactive game challenges the user to halt the attack of the virus, although the result is that the song will stop if the player succeeds. In order to hear the rest of the song, the players will have to let the virus take its course. Using some artistic license, the cells will also mouth along to the chorus. It’s this determination to fuse different elements together, be it juxtaposing a female choir from Greenland with the bleeps and glitches of electronic music pioneers Matmos during the Vespertine tour, or meshing soaring strings and jagged beats on Homogenic, that “helps explain the power and success of Björk’s collaborations”.>>

 

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