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Archive for the ‘digital art’ Category

Che Instagram sia un fenomeno di rilievo ormai non c’è nessun dubbio – e se si sbrigano a fare una versione per Android potrebbe almeno raddoppiare se non triplicare il suo uso.
Se pensiamo che in 9 mesi dal lancio ha permesso alle persone di scattare e condividere oltre 150 milioni di foto…
Al di là dei numeri è però diventato anche un fenomeno culturale; anche se la maggior parte delle opere che si vedono sono brutte foto mal scattate che vengono in qualche maniera salvate dai filtri creativi, c’è chi scatta e condivide delle gran belle foto.
Foto che per la prima volta sono raccolte in una mostra a Londra, organizzata da una sorta di setta che si chiama “Instagrammers”, che organizza attività attorno a questo software – tipo photowalks e altra roba interessante.
(A Milano si sono incontrati il 24 settembre)
Comunque, la mostra si chiama “My World Shared“ se passate da Londra magari fateci un salto e mi dite com’è.
Per approfondimenti, leggete qui.
Enjoy

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Abbiamo già scritto del music trailer: è l’ibridazione del trailer cinematografico con l’industria musicale.

I Mastodon hanno fatto un passo avanti: invece del music trailer, per il loro nuovo album The Hunter, hanno realizzato un full lenght music movie. Non una raccolta di videoclip, ma proprio un “trailerone” lungo quanto il disco completo. Da cui, prevedibilmente, saranno tratti anche i videoclip. Attenzione però, perché in termini di comunicazione, non è la stessa cosa.

Un conto, infatti, sarebbe lanciare il disco, magari con un music trailer; e poi, volta per volta, realizzare i videoclip per lanciare i singoli. Un altro conto, invece, è realizzare da subito un supporto visivo per l’intero album. Da un lato, è un modo per far circolare l’intero album in streaming. Dall’altro, s’inventa un originale linguaggio di marketing musicale.

Ma, soprattutto, permette a me di scrivere un post su una delle più spettacolari band metal degli ultimi anni. Buona visione.

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Col digitale è diventato semplice fare cose prima difficilissime. Quindi, specialmente nell’arte del filmaggio, per attirare l’attenzione su una cosa che un ragazzo può fare da solo in pochi giorni con un computer, bisogna farla difficile, con :
– 25 Animatori
– 5 Mesi
– 350,000 Post-it.
Si è così realizzato un filmato per Melissa, marca brasiliana che fabbrica scarpette di plastica molto fashion – anche in collaborazione con Vivienne Westwood e altri grossi nomi.
Insomma, ecco il film che è carino ed è stato realizzato in uno dei negozi aziendali (e meno male, avete presente quanto costano 5 mesi di affitto di un teatro di posa ? 😉 che è poi stato lasciato ai pennarelli dei passanti 🙂

Un bel co-marketing anche per 3M, btw.

Del film sono stati ricavati diversi “tagli”, dallo spot da 30″ al making of. Occhio e croce sono andati vicini a fare un milione e centomila views, quindi abbastanza virale. Ovvio che quello che conta qui è fare “buzz”…

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Per salutarvi al rientro dalle vacanze, ecco un bel tributo geek a Steve Jobs.

Joseph Tame ha disegnato un logo Apple correndo 21 km lungo le strade di Tokio: un’opera d’arte di geekrunning fatta con “2 gambe e 2 iPhones”. Un doppio augurio, quindi: a Steve Jobs di rimettersi in sesto e continuare a meravigliarsi con i suoi prodotti, e a me di riprendere a correre quanto prima.

 

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Integro quanto scritto nel post precedente, con una considerazione a posteriori.

Biophilia è un’opera totale in un senso ancora più interessante, perchè nel suo essere opera d’arte totale, include come elemento artistico anche un nuovo business model musicale: un modello di distribuzione dei brani musicali che non passa solo per i negozi, o per itunes, ma ora, per la prima volta, anche per appstore. Come ho già scritto qui, appstore si è candidato da subito a essere il nuovo medium che non ha la pretesa di essere tale, nel senso tradizionale a cui siamo abituati, ma che di fatto lo è: un medium che non vuole solo spettatori, ma che chiama in causa il cliente finale, e lo fa giocare – letteralmente – con le marche e con i messaggi che veicola. Quindi anche con un album musicale: che, diventando app, costituisce ora un modello di business musicale di acquisto in app dei singoli brani.

Dopo riviste e videogiochi, ora anche gli album diventano un modello di business mobile.

Attenzione, non sono solo espressioni di un nuovo modello di business: sono loro stessi nuovi modelli di business, ciascuno di loro. Con dei tratti in comune, ovvero l’in app purchase, ma anche con delle potenzialità assolutamente peculiari, legate al contenuto dell’app stessa. Se qui si parla di musica, allora il modello di business si svilupperà a partire dal contenuto musicale. Ad esempio, il brano Crystalline (di cui vedete sopra il videoclip girato da Michel Gondry) è anche un videogame, di cui la musica è parte integrante, come colonna sonora dinamica. La musica sarà il prossimo modello di business per i videogames? Assisteremo a un mash-up geek di modelli di business creativi?

Non vedo l’ora.

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Geek di tutto il mondo, drizzate le orecchie. Bjork sta realizzando un capolavoro di arte musicale geek. Il Guardian ha scritto che il suo nuovo album non sarà solo pubblicato come album, ma anche come un “app album”. In pratica, “Biophilia” per iPad includerà 10 app, tutte racchiuse da una “mother app”. Ogni app singola rappresenterà uno dei brani dell’album, e ne sarà la rappresentazione geek.

Copio e incollo di seguito la descrizione di Wikipedia:

<<It will also be an evolving entity that will grow as and when the album’s release schedule dictates, with new elements added. Scott Snibbe, an interactive artist who was commissioned by Björk back in the summer of 2010 to produce the app, as well as the images for the live shows (which will combine his visuals with National Geographic imagery, mixed live from iPads on the stage), describes how Björk saw the possibilities of using apps, not as separate to the music, but as a vital component of the whole project.

For one song, “Virus”, the app will feature a close-up study of cells being attacked by a virus to represent what Snibbe calls: “A kind of a love story between a virus and a cell. And of course the virus loves the cell so much that it destroys it.” The interactive game challenges the user to halt the attack of the virus, although the result is that the song will stop if the player succeeds. In order to hear the rest of the song, the players will have to let the virus take its course. Using some artistic license, the cells will also mouth along to the chorus. It’s this determination to fuse different elements together, be it juxtaposing a female choir from Greenland with the bleeps and glitches of electronic music pioneers Matmos during the Vespertine tour, or meshing soaring strings and jagged beats on Homogenic, that “helps explain the power and success of Björk’s collaborations”.>>

 

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Mi piacerebbe moltissimo avere in agenzia un digital art director in grado di programmare in HTML5. Uno come Nico Engelhardt e Johannes Ippen: gli autori di Aside, la prima rivista fruibile su iPad, che non è un’app. Nel senso che è scritta tutta in HTML5 e si fruisce direttamente su web, con Safari. Niente appstore, insomma.

Che dire? Un’idea eversiva. Un’anomalia nel sistema apple, ma catalizzata da apple stessa – che crede moltissimo nell’HTML5, che spero arricchisca il mondo dell’interazione e della creatività geek (e non solo).

Bravi!

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