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Posts Tagged ‘app’

Cito quanto scrive il geek fellow Roberto: “IMHO questo sarà uno dei trend emergenti dei prossimi anni. Sviluppare app o eco sistemi app+sito+hardware+social che diano una experience diversa all’uso dei prodotti, probabilmente attraverso la Gamification”.
Mettici l’internet of things che da diverso tempo ha già un piede nella nostra porta.
Mettici il surplus cognitivo che l’approccio ludico porta con sé.
Il risultato è che gli oggetti che ci portiamo addosso sono talismani che ci mettono in contatto con la dimensione digitale, che aumenta di contenuti e attività la nostra vita reale. L’oggetto stesso è una leva narrativa, in cui noi siamo i co-protagonisti reali e digitali.
Come Nike Fuel Missions: un sistema di gamification e storytelling per il NikeFuel Band.
Sarà una deformazione da copywriter, ma io ci vedo una nuova categoria narrativa: il fitness storytelling o fitness telling.
L’attività fisica dagli albori di nike+ ha dimostrato di possedere un grande potenziale per inserire gli utenti in una dinamica antagonistica tipicamente narrativa. Una dimensione sublimata, certo: nel senso che gli utenti si “facevano il loro film” (nella loro testa) di sfide con gli amici.
Con Nike Fuel Missions la trama di infittisce: il plot narrativo non è più soltanto sublimato, è proprio reale. Scritto dai creativi e interpretato dagli avatar digitali dei testimonial, assieme a te, nel mondo reale. E’ una forma di storytelling interattivo in realtà mista.
Godetevi il video:

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Nei supermercati giapponesi fanno la loro comparsa casse che riconoscono i prodotti senza bisogno dei codici a barre.
Un passo in avanti di una tecnologia che già è comparsa da tempo (in forma un po’ sperimentale) sui cellulari, e che promette di farcene vedere delle belle…

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Leggo su Mashable di “If I die”, un’app che ti permette di lasciare un messaggio su facebook anche dopo la tua morte. In pratica, un testamento social.

Può sembrare una gag in stile Monty Python o Eddie Izzard, ma in effetti costituisce l’occasione per riflettere su quanto il nostro io digitale, e quindi anche social, sia veramente vivo, sia veramente “noi”.

In ogni caso, le mie ultime parole saranno consegnate a questo tipo, per scriverle sull’intera superficie terrestre, visibili da chiunque passi in prossimità del pianeta terra. Facebook non è grande abbastanza per il mio ego, dai.

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Ammesso e non concesso che le persone vogliano davvero “interagire” con i prodotti (e di questo parlerò in un mio prossimo articolo), allora questo è un buon esempio.
Cadbury, notissima azienda di confectionery e snack ha utilizzato un software di realtà virtuale (Blippar) per trasformare le proprie barrette in giochi per lo smartphone, in un classico esempio di Geek Advertising.
Vista la voglia di giocare (quella sì, incontestabile) delle persone – ben dimostrata in ultimo da prodotti come Angry Birds, tanto per fare un esempio – ha molto senso affrontare la strada dell’advergaming o se volete fare più i fighi, della Gamification.
La domanda è: che impatto ha giocare con una barretta di cioccolato sul business della detta baretta? Un effetto di branding? Di creazione di simpatia e quindi in un qualche modo, di preferenza, esclusività del consumo, di una maggiore frequenza di acquisto….?
Vale la pena di fare questa operazione sperando che qualcuno acquisti qualche barretta che altrimenti non avrebbe comprato, per il puro gusto di provare i vari giochini?
Di certo il mantra che ci ripetiamo da decenni è che più tempo la gente passa con gli occhi e la testa sul nostro prodotto, meglio è per il business.
D’altra parte, visti anche i budget, sicuramente non paragonabili a quelli dell’adv, fare un po’ di sperimentazione, buttare un po’ il cuore oltre l’ostacolo e fare un po’ di stranezze può essere una buona idea, anche dal punto di vista business. Se vogliamo, definiamola “creatività”.
Anche perché le sorprese, per definizione, non si sa mai da dove possono venire.

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Questo è un virale (effetto, non filmato… mi raccomando ;-)): Siri, l’assistente virtuale del nuovo iPhone 4S, usata come partner in un duetto canoro.

Geniale l’idea, che, oltre a essere un divertentissimo video geek, è pure un bel self promotion per l’autore e per la sua app.

Double Kudos!

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Che Instagram sia un fenomeno di rilievo ormai non c’è nessun dubbio – e se si sbrigano a fare una versione per Android potrebbe almeno raddoppiare se non triplicare il suo uso.
Se pensiamo che in 9 mesi dal lancio ha permesso alle persone di scattare e condividere oltre 150 milioni di foto…
Al di là dei numeri è però diventato anche un fenomeno culturale; anche se la maggior parte delle opere che si vedono sono brutte foto mal scattate che vengono in qualche maniera salvate dai filtri creativi, c’è chi scatta e condivide delle gran belle foto.
Foto che per la prima volta sono raccolte in una mostra a Londra, organizzata da una sorta di setta che si chiama “Instagrammers”, che organizza attività attorno a questo software – tipo photowalks e altra roba interessante.
(A Milano si sono incontrati il 24 settembre)
Comunque, la mostra si chiama “My World Shared“ se passate da Londra magari fateci un salto e mi dite com’è.
Per approfondimenti, leggete qui.
Enjoy

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Sia come runner sia come geek, adoro questa idea.

Zombies, Run! è un gioco per iPhone/Android che utilizza la realtà aumentata in maniera assolutamente creativa: ti immerge via audio in un’apocalissi di zombie, e tu devi correre e raccogliere oggetti che serviranno per salvare il mondo.

Un esperimento del genere mostra con grande chiarezza tutte le potenzialità (ancora inespresse, e quindi fertili come territorio creativo e strategico) della realtà aumentata applicata agli advergame.

Grazie a @ibridazioni e a @babele_dunnit per la segnalazione.

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