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Immagino che abbiate già sentito parlare di Iron Sky, un immaginifico e allucinatorio film di fantascienza basato sull’idea che i nazisti si sono rifugiati sulla Luna… e adesso ritornano :-)In realtà l’idea forte di base è stata quella di ricorrere al finanziamento popolare, per rendere possibile la realizzazione del film.

Progetto che ha avuto successo, visti i soldi raccolti (comunque una parte piccola – anche se significativa – del budget totale)  e che il film è stato prodotto e distribuito (sotto, il trailer).

E soprattutto visto che non solo ha aiutato a trovare i finanziatori veri ma che ha permesso di costruire un buzz in rete che ha contribuito a rendere una specie di mito questa pellicola.

Parte adesso una seconda fase di fund rasing, con lo “sneak peek”.

Contenuti esclusivi a disposizione di chi ha aderito… e il prezzo è a discrezione degli utenti, pagate quel che volete (suggerito 3 euro).

Per un approfondimento sui benefici del crowd funding nel cinema, leggete qui: http://www.hollywoodreporter.com/news/berlin-2012-expert-panel-talks-289293

A questo punto però, non posso esimermi dal citare anche l’autarchico prodotto della cinematografia italiana “Fascisti su Marte” 🙂

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Awesome.
Decisamente poco conventional, molto geek advertising 🙂
In occasione del lancio della versione 3D di StarWars, al cinema, si è costruito un organo fatto con 20.000 pezzi di Lego – marca che fa dei bei soldi grazie alla serie cinematografica-fantascientifica più famosa dell’universo conosciuto.
Non solo suona ma fa vedere il mondo di Star Wars… Lego Style.
La cosa straordinaria è che l’oggetto funziona sul principio del carillon: Le persone fanno ruotare un tamburo, il tamburo tramite dei rilievi, aziona la tastiera dell’organo. Ma i rilievi sono scenari StarWars…insomma, guardatevi il video, che si fa prima 🙂
Collegamento al business: dalle location dell’oggetto (le prime cinematografiche) possibilità di accedere, attraverso QR code, a un microsito e ordinare i set Star Wars mostrati.

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autobot

A chi dice che la Realtà Aumentata è vecchia, dico che dovrebbe cambiare testa. E magari provare quella di Optimus Prime.

Basta loggarsi sul sito promozionale di Trasformers 2: revenge of the fallen, seguire tutte le istruzioni, e piazzarsi davanti alla webcam.

In effetti, da un punto di vista creativo si poteva fare di più. Eppure, il face tracking è proprio ben fatto, e fa il suo effetto. Come anche il distorsore vocale che ti fa parlare con la voce del leader degli Autobots. E infatti, il giochino (che da un punto di vista tecnico, come potete immaginare, giochino proprio non è) ha già fatto il giro di youtube e si candida ad essere un degnissimo virale.

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All’ultimo SuperBowl, Coca Cola ha proposto, credo, l’unico spot TV realmente interessante. Uno spot che usa come linguaggio creativo l’Augmented Reality. Guardatevelo qui sotto. 

Inoltre, l’ottimo Cristian Contini segnala un meraviglioso cortometraggio di Bruce Banit, World Builder. La storia di un geniale ragazzo che costruisce, in Augmented Reality, un intero mondo per la donna che ama. Un cortometraggio premiato, elogiato da pubblico e critica, e che vi potete guardare qui sotto. 

E ora vi rivolgo una domanda: sono contento?

Ecco la risposta: no. Sono preoccupato: la AR sta diventando mainstream troppo presto, prima di aver espresso tutto il suo vero potenziale. Sta già diventando una moda, si stanno già producendo non tanto idee “in” AR, ma “alla” AR. Ci sono già passato con Second Life e i mondi virtuali: quando una tecnologia edgy diventa mainstream perde mordente, inizia a perdere eversività, la capacità di infrangere schemi, di essere davvero innovativa. E inizia a involversi, allontanando i possibili sponsor o investitori, che la percepiscono – ahimé – già vecchia. Laddove, invece, ha un potenziale ancora tutto da esprimere.

 

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