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Posts Tagged ‘facebook’

Il Superbowl, l’evento sportivo più visto dagli americani, è stato contraddistinto da un imbarazzante blackout allo stadio durato una mezz’oretta.
Data l’enorme attenzione data dagli investitori pubblicitari a questo spazio, negli ultimi anni le truppe cammellate dei Social Media sono state poste pesantemente a presidio dell’evento, per cercare di fare un po’ di comunicazione senza acquistare i costosissimi spazi pubblicitari.
Insomma, le forze d’elite dei Social sono state schierate, pronte a twittare, a paracadutare status su Facebook e a occupare militarmente il second screen, mentre il primo era occupato dai pubblicitari.

E quando si sono spente le luci ( per il blackout)…

Complimenti per la rapidità di riflessi (e all’aver predisposto un team creativo in presa diretta) a Duracell e a Oreo (perché i biscottini si possono inzuppare anche al buio) 🙂
Qui trovate un dietro le quinte della trovata social di Oreo:  Behind The Scenes Of Oreo’s Real-Time Super Bowl Slam Dunk
E un premio di consolazione anche ad Audi, che si è offerta di inviare un po’ di LED per riaccendere il logo Mercedes nel Superdome…
Anche altre marche hanno cercato di cogliere al volo l’opportunità, ma con risultati decisamente inferiori. Qui trovate un’altra serie di esempi.

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Marca esclusiva, posizionata su un target di palati raffinati. Grey Poupon, una senape.
Già, e sui social? Su Facebook, dove tutti si scatenano ad acquisire più like possibile, anche a costo di comprarli (poi sapete come la penso sulla polemica dei falsi follower).
Lì si rompe il giocattolo, perché l’idea è di avere cani e porci ad amare e likare la nostra pagina.
Alla faccia dell’esclusività, si svacca la marca.
A meno che…
A meno che la marca, in base al suo credo, non ci pensi bene, prima di accettare il tuo like.
Vadano a vedere il tuo profilo Facebook. A capire se sei persona di gusti raffinati. Se sei degno.
In caso contrario non ti accettano. E rescindono il tuo link, ti rimbalzano, ti rifiutano.
A me hanno preso alla stragrande (non avevo dubbi, essendo uno di gusti fini), non ho quindi potuto verificare se davvero ti segano. Provateci voi e sappiatemi dire se e quanti sono stati rimbalzati.
😛
Ovviamente siamo nuovamente nel campo dell’uso dei tui dati, della personalizzazione, del cercare di estrarre un senso dalle cose che fai, dici, posti.
Un campo maledettamente affascinante. (in questo caso non dovrebbero esserci problemi di privacy, nella misura che il processo e il risultato li vedi solo tu e non vengono diffusi a terzi).
Fatevi un giro e giocate al processo di approvazione, è carino.
Ora, come spesso capita, non è però che l’operazione Facebook e il sito della marca siano esattamente allineati:
Si veda anche questo mio dotto articolo: Marketing negativo: se non ti vendo tu vuoi comprare…;-)

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Bella questa storia. Un grafico italiano di 36 anni, Federico, ha letto la sinossi del nuovo film di Tarantino, Django Unchainede ha fatto quello che ogni grafico di talento dovrebbe fare: si è messo a immaginarsi la locandina del film. L’ha realizzata – la vedete qua sopra – e l’ha postata su Facebook. Un amico di Tarantino la vede, la posta sul profilo del regista, che la vede e se ne innamora: dopo qualche mese, Federico riceve il contratto per l’utilizzo della sua idea.

Mi piace molto questa storia, anche perché, per come la vedo io, è l’anti-crowdsourcing.

Non ho mai avuto simpatia per i sedicenti strumenti democratici, ma espressi dall’alto come il crowdsourcing: qualunque democrazia deve nascere dal basso, o non è che demagogia mascherata, strumentale a interessi di bottega o di bilancio. Vogliamo che i talenti si esprimano? Che si esprimano, gli strumenti ci sono già: e questo caso ne è la conferma.

Occorre che i talenti sappiano che possono già esprimersi, che basta aver iniziativa, coraggio e talento autentico. Che si esprimano, ma dal basso: sapendo che in alto può esserci qualcuno che magari è lì a osservare cosa succede lì sotto.

(via Dagospia)

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La pizza è per sua natura un alimento sociale… ma Domino la fa diventare ancora più social.
L’azienda è una di quelle che investono seriamente e strutturalmente sul digitale, e se continuano a farlo, vuol dire che ci troveranno il loro bel tornaconto 🙂
Ora in Australia hanno lanciato una operazione Facebook, di crowdsourcing o di User Generated, a seconda della buzzword che più vi piace usare.
Nella sostanza hanno chiesto alle persone di scegliere come sarà la loro nuova pizza.
Ingredienti, caratteristiche, nome.
Nulla di che… se non che si tratta di un modo semplice ed economico di portare ancora una volta l’attenzione delle persona sulla marca e le proprie attività. e chi trova il nome più bello, vince 1000 dollari (australiani). Semplice ma interessante.
Il vostro Digital Planner preferito approva.

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Una cintura che, in modo facile e veloce – con un semplice (ancorché evocativo) movimento pelvico ci permette di geolocalizzarci, di dare un like, di facebook – socializzare in un punto vendita in mobilità molto mobile…
La Likebelt è un progetto Open Source e ve la potete costruire da soli seguendo le istruzioni contenute sul sito: http://likebelt.com/
Scherzi a parte, aspettiamoci nei prossimi anni un fiorire di braccialetti e altri oggettini hardware che interagiscono coi social, a partire dai cellulari con NFC o simili…
Dato che il cellulare Android con NFC io ce l’ho (Nexus S) quasi quasi me ne faccio una, tanto il saldatore lo so ancora tenere in mano… se lo faccio davvero, vi aggiorno.

Enjoy

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Wiki è la parola che più rappresenta questa fase del nuovo millennio. La fase veloce, partecipativa, cognitivamente collettiva. La partecipatività sta ridefinendo la nostra intelligenza, la nostra identità, il nostro modo di comunicare: anche in pubblicità.

Per questo è importante che un libro come WikiBrands, di Moffit e Dover, sia arrivato in Italia: segna un minestrone nella riflessione sul mestiere della comunicazione.

Leggetene la quarta di copertina e capirete:

Il brand continua a rappresentare un valore fondamentale per il business solo se saprà abbracciare pratiche di comunicazione realmente innovative, in una difficile transizione dall’immagine alla relazione. Con l’affacciarsi sul mercato di una nuova generazione di nativi digitali, col passaggio della maggior parte dell’informazione dalle mani delle aziende a quelle delle singole persone e con l’emergere di nuovi comportamenti culturali dettati dalle nuove tecnologie, il marketing si espone a una sfida epocale, individuando strategie basate sull’engagement con i consumatori, sulla collaborazione e persino sulla condivisione della proprietà del brand.

Wikibrand è una chiamata alle armi, una guida strategica e una road map verso il futuro. Un appello alle aziende a spostare l’attenzione da ciò che fanno (pubblicità, comunicazione, vendite) a come lo fanno (connessione, partecipazione, brand engagement).
Il libro, frutto degli studi di due tra i maggiori esperti mondiali di media e marketing, spiega come sfruttare i nuovi modelli di business, le tecnologie e le community di appassionati online, fornendo centinaia di esempi e testimonianze dirette di casi di successo.

Che lavoriate in un’azienda ormai consolidata o che siate alle presa con il lancio di una start up, questo libro saprà offrirvi numerosi spunti e suggerimenti:

  • come creare engagement con i consumatori attraverso il passaparola e i contenuti generati dagli utenti;
  • come generare un’esperienza condivisa di valutazioni, recensioni e cultura online;
  • come costruire una comunità mediante il microblogging e il crowdsourcing.
  • come stabilire una connessione veramente autentica e capace di creare valore.

Destinato a imprenditori e manager, ma anche ai responsabili di marketing e comunicazione che dovranno dirigere questo cambiamento, Wikibrands è uno strumento prezioso anche per gli esperti del digitale, gli studiosi di comunicazione e per chiunque sia interessato a capire come le aziende leader siano costantemente alla ricerca del coinvolgimento del proprio pubblico”.

E’ da diverso tempo che si parla di questo progetto. Sicuramente è da diverso tempo che parlo di questi argomenti con il mio amico e collega Matteo Righi, nelle serate ADCI: discutendo su quanto sia cambiato lo scenario della creatività nel mondo, di quanto occorra ragionare in maniera “partecipativa” e tecnologica se si vogliono produrre idee davvero potenti e rilevanti per le persone. Soltanto idee concepite in questo modo possono davvero alimentare la conversazione, far parlare le persone, facendo parlare anche di sé.

Per questo, per entrambi è stato una piacevolissima sorpresa essere coinvolti, come autori di case history “partecipative” italiane (la mia è l’evento, realizzato dopo la mia uscita da Leo Burnett, Happy Birthday Web, e la prima torta di compleanno in realtà mista: realizzato da MEME, l’agenzia virtuale “partecipativa” che ho creato per l’occasione assieme a Paolo Costa), da Marco Lombardi, presidente Y&R e docente IULM, puntuale e appassionato curatore dell’edizione italiana del volume.

E visto che di “era della partecipazione” si parla, non fermatevi a questo post, ma leggetevi anche quello di Matteo Righi, di Luca de Biase; e partecipate alla conversazione su twitter e su facebook.

Una lettura geekadvertising, senza dubbio.

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Brillante uso di Twitter per il business.
H&M ha usato un “Promoted Trend” per promuovere il lancio della collezione “Versace at H&M“.
Usando l’hashtag #beatVersaceQueue, 20 fortunati vincitori hanno potuto avere il lusso di una sessione di shopping privata, in anteprima, per 10 lunghissimi minuti (per tutti gli altri, awareness & engagement)…
…battendo l’inevitabile (?) rissa all’apertura delle porte il 17 Novembre 😉 visto che ci si attende che questa collezione vada immediatamente esaurita… date un’occhiata alle istruzioni poste sul sito… :-S
Naturalmente c’è stata anche l’integrazione su Facebook… ed ecco le istruzioni per la Twitter promo:
We are giving 20 lucky winners the chance to beat the queue and shop The Very Best of Versace for H&M on 17th November before anyone else. 1 winner per store will be selected to have a special 10 minute allocated time before the stores open to the rest of the public at 8.50am.
For your chance to win, follow us on Twitter @hmunitedkingdom using the hashtag #BeatVersaceQueue and your preferred store. In 140 characters tell us why you would like to be the first to shop The Very Best of Versace for H&M collection?
The winners will be selected by 16th November.
Terms & Conditions
Only 1 winner per store, please state your preferred store as travel and accommodation is not provided by H&M. Shopping guidelines still apply to winners with a maximum limit of one piece of each item per customer. For full details on how to shop, visit hm.com.

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