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Posts Tagged ‘fashion’

Questo blog parla di idee e creatività. Per questo non riesco ad appassionarmi per l’idea “Decode” di CK one. Calvin Klein ha disseminato su outdoor e magazine foto che, se inquadrate con un’app iPhone e Android, sbloccano contenuti video che mostrano la versione video dell’immagine fotografica. Guardatevi il video qua sopra.

Ma è la AR che sta diventando mainstream! – qualcuno mi dirà. Moltiplica i punti di contatto tra persone e marca! – qualcun altro mi dirà. E’ integrazione tra on e offline! – altri ancora mi diranno.

A tutti costoro rispondo che applicare una tecnologia nuova a un’idea non altrettanto nuova non è creatività. E’ semplice pianificazione media. Che impiegherà pure la realtà aumentata, ma per esprimere un’idea che ne diminuisce le potenzialità.

Non a caso, il mio amico Mirko Pasqualini parla della stessa campagna, giustapponendola poi ad una campagna di quasi un anno fa, per AXA Assicurazioni. Anche quest’ultima è una campagna basata sul meccanismo dell’unlocked content, ma con un’idea dentro: assecondare il voyeurismo di sbirciare in casa di altri, con un finale inaspettato. Guardatevi il video qua sotto va’ 😉

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I bambini non ascoltano i genitori.  

E, una volta tanto, avrebbero avuto ragione gli account manager nel dire “questo non è un problema, è un’opportunità”. Perchè l’apparente limite ha stimolato una deviazione assolutamente creativa, e geek: il Sound Advice Project.

Si tratta di un sito dove i genitori possono registrare una frase di ammonimento contro l’uso di droghe: questa viene convertita in un braccialetto con la versione 3D dell’onda sonora della frase stessa, da regalare al proprio figlio.

Apprezzo molto questa idea: ha fisicamente reso appetibile il messaggio, con un uso intelligente della tecnologia e della rete, rendendolo un gadget che è pure un bell’oggetto di design. 

Ho provato anch’io a registrare una frase e funziona perfettamente. Anche se, avendo mio figlio 19 mesi, credo che il braccialetto lo indosserò io.

 

PS.

per i geek veri, pare che l’idea fosse originariamente il progetto di tesi di David Bizer, realizzato con Ponoko. Niente male.

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Ero giusto adolescente quando è esplosa la mania delle lampade. Quanti sabati trascorsi davanti alla luce UV che abbrustoliva il primo stato dell’epidermide e dava un colore da muratore cotto dal sole che piaceva tanto alle ragazze paninare.  Quanti sabati, sì. Non i miei. Io li trascorrevo davanti ad altre luci, non UV,  che abbrustolivano direttamente il primo stato di tessuto sinaptico. Le luci multicolori dei videogiochi del bar. Quelle luci che mi conferivano un pallore che faceva tanto poeta decadente che piaceva solo alle ragazze che non piacevano a me.  Ero un nerd. (Ero pure metallaro, ma questa è un’altra storia…). E lo sono tuttora. Con la differenza che, per una felicissima alchimia lessicale, oggi non si dice più nerd: si dice geek. Ed è tutta un’altra storia. Siamo i proseliti delle migliori menti del secolo. Steve Jobs è uno di noi. Abbiamo stile. Ne abbiamo talmente tanto, che la moda attinge dai nostri eroi: come per la recente collezione dedicata a Supermario e agli eroi dei videogiochi storici Nintendo. Arcade? No, vintage.

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