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Ovvero, come l’advertising ci vede già doppio.

“Vederci doppio” è un’espressione che cambierà presto significato. Grazie alla realtà aumentata (AR), ovvero la tecnologia che ci fa vedere doppio, aumentando di contenuti digitali il mondo reale che ci circonda.
L’abbiamo vista talmente spesso nei film di fantascienza (due su tutti, Minority Report e Iron Man… ok, facciamo tre: anche Essi vivono di John Carpenter) che ci è quasi familiare.
Un po’ come il touch screen dell’iPhone: quando lo vedi per la prima volta, da un lato ti stupisci perché ti sembra magia pura, dall’altro provi la gratificazione di chi finalmente può usare dal vero qualcosa che ha sempre sgolosato solo al cinema.
Questa stessa sensazione è quella provata di fronte alla demo pubblicitaria di Project Glasses di Google, l’interfaccia handfree di realtà aumentata. Guardatevela qui sotto.

Il video ha avuto così tanta presa sul pubblico da diventare subito virale, come dimostrano i numerosi spoof che la gente ha spontaneamente realizzato. Eccone uno:

Bene, se gli occhiali sono il futuro della AR (guardatevi anche Sight, un cortometraggio sulle lenti a contatto del futuro prossimo), la geek advertising è già il suo presente.

Due esempi: uno l’app realizzata per il rivenditore di abbigliamento Moosejaw, che permette di fare quello che tutti gli occhiali a raggi X promettevano sulle riviste degli anni ’70: vedere sotto gli abiti delle modelle.

L’altro, l’applicazione mobile AR che GoldRun ha realizzato  per Esquire Magazine, con cui si poteva interagire digitalmente con la covergirl Brooklyn Decker nelle librerie Barnes & Noble, e condividere la foto su Facebook. Il tutto, ovviamente, a patto di scaricare l’app di Esquire e di recarsi in uno dei 700 punti vendita Barnes & Noble.

Cambiano le tecnologie, ma non le regole del gioco: si tratta sempre di individuare contenuti rilevanti per le persone, e di creare non più soltanto messaggi, ma intere esperienze di marca. O, per restare nel tema della AR, di geek advertising aumentato.

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Godetevi qui sotto i 4 video, premiati con un leone d’oro a Cannes, dalla campagna Google Demo Slam. Li trovo adorabili: pura geek comedy. Ormai, un nuovo genere televisivo (pensate a The Big Bang Theory e ditemi se non è vero ;-)).  

 

 

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Da wikipedia: “Il proximity marketing (o marketing di prossimità) è una tecnica di marketing che opera in un determinato territorio sfruttando tecnologie di comunicazione di tipo visuale e mobile per promuovere la vendita di prodotti e servizi. Questa tecnica di marketing non agisce su un target di utenti ben definito, ma sulle persone che si trovano in una determinata area e siano vicine a un dispositivo atto a instaurare una comunicazione. In pratica una versione moderna della distribuzione di volantini che possono diventare, interattivi tramite gli apparati di Proximity Marketing più evoluti. La sua diffusione abbraccia diverse metodologie e modelli di applicazioni e tecnologie (Rfid, Nfc, audio di prossimità, motion capture, eye tracking, …)”.

Geekadvertising è convinta da sempre che la proximity adv sia fertile sia in termini di business sia creativi. E’ un magnifico modo di interagire con le persone mentre sono persone, nel mondo, in giro; e non un target, in poltrona: come dicono gli americani, un sitting duck, un bersaglio facile.

Se spulciate i vari Cannes, Clio, Epica, etc., vedrete numerosi esempi ricollegabili alla logica proximity. Soprattutto ora che il proximity si è fuso con il cloud computing, che traduco come digitale ubiquito. Avete presente Foursquare?

Ecco, da un po’ è arrivato in Italia pure Google Places. E quando a investirci è big G (dimenticavo… pure Facebook con Places), i neuroni dovrebbero drizzarsi. Capito, cari creativi geek?

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Meraviglioso esperimento degli Arcade Fire con Google Chrome per  creare una Chrome Experience: sfruttando la tecnologia dell’HTML5, il browser moltiplica le sue finestre, aprendole secondo una regia prestabilita che va a pescare le Street views dell’indirizzo segnalato e snocciola così un videoclip ubergeek della canzone We Used To Wait.

Ecco la mia Chrome Experience. La tua è qui.

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Operazione di Geek Communication incrociata con la Land Art… semplice e diabolicamente sofisticata al tempo stesso (e datata 2006… certe cose ci mettono il loro tempo per emergere dai meandri della Rete).

Usare una falciatrice su un campo per costruire un Semacode (una specie di QR code, per capirci) di 160 metri di lato, in modo che venga ripreso dal satellite quando passa. E magari messo su Google Earth. In modo che chi di li’ non ha volato ma ha guardato Google Earth posso comunque ricevere il messaggio.

Di messaggi pubblicitari falciati o dipinti, ad uso prioritario dei passeggeri dei voli in atterraggio se n’erano già visti. Ma questa è una soluzione diabolicamente complessa e quindi elegante. E non chiedete quanti GRP fa, non è questa l’idea…;-)

Ecco il link.

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…e Google li festeggia con un advergame delizioso. Cliccate su “insert coin”, e godetevi una partita con la nostalgia. Ah, bei tempi, quando i geek si chiamavano soltanto nerd. 😉

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Le potenzialità geek del mobile non sono ristrette esclusivamente alla Realtà Aumentata in versione giochetto, anzi, ci sono tutta una serie di altre bellissime cose che si possono fare per usare il cellulare evoluto a supporto del marketing, attraverso l’engagement e il servizio.

Come sempre, quando si muovono, bisogna tener d’occhio i giganti di Google, che hanno appena lanciato “Google Goggles”, un prodotto per i cellulari con Android.

In sostanza, si tratta di una applicazione comparabile a quella di kooaba o di Amazon in un qualche modo.

Scattando una foto di qualcosa dal cellulare, l’intelligente telefono attinge alla mostruosa intelligenza di Google, riconosce l’immagine, identifica la tua posizione, ti da’ informazioni sul prodotto fotografato, ti indica dov’è il ristorante più vicino riconoscendo dove sei e dandotene  una recensione… ancora una volta, ci stiamo pesantemente muovendo verso un mondo dove la comunicazione ed il servizio sono molto più strettamente sposati di quanto succedesse un tempo…

Qui trovate i video di presentazione di questa beta e qui sotto una prova indipendente sul campo.

PS: sarà interessante vedere come funzionerà sul campo, specialmente quando sarà messo sulla nuova versione del googlephone, quella prodotta direttamente da Google, non da Motorola o altri…di cui si dice già molto bene.

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A Separate World (ASW) è un piccolo gioiello di narrativa geek. ASW mi riempie d’orgoglio, perchè è un esperimento tutto italiano. ASW è un pioniere nel suo campo. ASW non è solo questo.

Andiamo con ordine.

ASW è un enhanced comic. Già il fatto che, se cercate la definizione su google, come primi risultati compaia proprio ASW ve la dice lunga su quanto sia una idea pionieristica: in pratica è un fumetto per iPhone/iPod touch che non solo si sfoglia con un dito, ma è anche un mash-up tra un fumetto e un animatic. Un fumetto più immersivo, con audio, musica, effetti sonori ed effetti digitali per le transizioni tra una vignetta e l’altra, e per sottolineare i disegni. E fin qui, ne avevamo già parlato in un post precedente.

ASW, però, non è solo questo. E’ anche un sito internet con un blog (a cui si accede previa registrazione) per scambiare opinioni con i lettori. E’ anche un gruppo facebook per trasformare il fumetto in un social network. E, soprattutto, è una promozione che utilizza tutti questi strumenti in maniera integrata. In pratica, per vincere l’iPod touch messo in palio bisogna rispondere a 3 domande. E per trovare le risposte bisogna cercare indizi disseminati come easter egg nel fumetto interattivo, e iscrivendosi al gruppo facebook, di cui fanno parte pure due protagonisti della storia, che, dopo avervi accettato come amici, vi permetteranno di ottenere l’ultima informazione richiesta. Insomma, una caccia al tesoro in versione geek che mescola fumetto, sito web e social network. Io mi sono divertito a partecipare; e a veder nascere un primo, piccolo esempio di geek marketing a fumetti. Bravi.

PS.

in pratica vi ho dato la soluzione dell’ultimo e più complicato quesito della caccia al tesoro, ma tanto ormai la promozione è finita… 😉


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Da anni seguo con interesse lo sviluppo dei siti per trovare l’anima gemella (chiamiamoli così). Nati quando per me era ormai troppo tardi, li seguo esclusivamente per interesse professionale – visti anche i fatturati appetitosi che sono in grado di generare.

Su questo fronte ne vedremo comunque ancora delle belle: dopo infruttuosi tentativi da parte di arditi pionieri partiti quando la tecnologia ancora non c’era, l’arrivo di quei fantastici strumenti chiamati smartphone, appaiati all’Internet Mobile, al GPS e a diavolerie come Latitude sta portando l’acchiappo geolocalizzato alla portata di qualsiasi geek – almeno in teoria.

Affiancandosi ai già esistenti software per iPhone e simili che ci permettono di trovare la farmacia o il ristorante più vicini a noi e di portarci lì passo per passo, servizi di matching location based, potranno permetterci di effettuare la ricerca basandosi (anche) sulla prossimità delle persone. 

Potremo, sorseggiando un chinotto in Piazza del Duomo, vedere se per caso c’e’ una qualche bionda che ama leggere Pennac e giocare a tennis che, essendo nelle vicinanze… e usare Goggle Maps e navigatore satellitare per incontrarci sulla stessa mattonella, senza bisogno di garofani rossi all’occhiello per riconoscerci.

Fatta questa (secondo me è solo questione di poco) e sfruttando il successo che questi servizi avranno,  il prossimo passo sarà quello di fare robe più serie e usare la geolocalizzazione per stimolare anche marketing e business di aziende più mainstream/tradizionali. 

Il problema più grosso sarà però quello dei modelli di business che al momento latitano. 

Sarà qui che dovrà entrare in gioco la creatività strategica, trovando modo di usare la mia posizione, il mio profilo, e facendo un matching non con un’anima gemella ma con un’offerta commerciale potenzialmente compatibile – il tutto senza essere intrusivi. 

Il che non mi pare una sfida facile, ma d’altro canto sarà una sfida ineludibile nello sviluppo di quella branca della comunicazione che lavora sul punto vendita e la relazione/fascinazione con il consumatore. 

Una disciplina fino a ieri snobbata ma che, un po’ sotto traccia, sta rapidamente crescendo nell’interesse delle aziende e delle agenzie, visti i risultati che può portare e i budget che le aziende cominciano a mettere a disposizione per questi strumenti. Un campo, tra l’altro, tra quelli a più alta opportunità di impiego di tecnologie avanzate e straordinarie per la comunicazione…


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