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Posts Tagged ‘ipad’

Prendo spunto da questa segnalazione del fellow geek Roberto, per togliermi il cappello di fronte a un grande esempio di campagna stampa aumentata. O CinePrint, come recita l’intestazione del video.Nessun pensiero strategico, se non quello di posizionare la nuova Lexus come “WOW” (Stunning, appunto). E un co-marketing con l’edizione iPad di Sports illustrated (su cui è presente il video con cui aumentare la pagina stampa).
Anzi, questa interazione tra magazine cartaceo e digitale, forse, è proprio la vera innovazione geniale.
Insomma, ecco il video: tenetevi la mascella.

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In un web già intasato di lolcat, di cosa sentivamo la mancanza?
Di questo, probabilmente:
Eggià, allo scorso SWSX Purina ha presentato un advergame per iPad in cui gatto e padrone (umano) possono giocare assieme. Purina, in effetti, non è nuova ai giochi iPad per soli gatti. La cosa nuova, in questo caso, è il coinvolgimento uomo-gatto per sfide *imperdibili* LOL(cat)

Il gioco lo scaricate qui.

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A chi pensa che la tecnologia sia feticismo del futuro, rispondo che invece affonda le sue radici lontano.

Guardiamo al concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk: si trattava di una rivoluzionaria sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche; collocata in uno spazio sia estetico (le sue opere) sia fisico (il teatro da lui progettato, la Festspielhaus di Bayreuth).

In sintesi, una visione multimediale della musica, prima ancora che il termine “multimediale” facesse il suo ingresso nel dizionario. Una visione che spingeva la tecnologia artistica del tempo ai suoi limiti estremi, al punto che Wagner dovette inventarsi una interfaccia apposita: il teatro di Bayreuth, appunto.

C’è stato anche chi si è spinto oltre. Poco dopo Wagner, infatti, Aleksandr Skrjabin concepì il suo Prometeo o Poema del Fuoco, una grandiosa sinestesia artistica, per ottenere la quale progettò addirittura uno strumento che associava ad ogni nota un fascio di luce colorata che avrebbe dovuto inondare la sala. Un progetto, questo, talmente in anticipo sui tempi, che non fu possibile realizzarlo. E l’opera restò solo “musicale”. Insomma, ci sarebbe voluta tutta la tecnologia di Brian Eno.

O di Bjork.

Ho passato il weekend a giocare con il suo Biophilia. Un progetto musicale e multimediale che parte da lontano, come ho appena argomentato. E che arriva a rendere l’utente parte attiva del processo artistico, reinventando la fruizione musicale attraverso un medium ludico, un’app. Multimediale e interattiva. Al punto che, virtualmente, ogni fruizione da parte dell’utente genera un evento sinestesico/multimediale/estetico/musicale singolare, irripetibile.

Mi fermo, prima di vomitare un pistolotto sull’Alea musicale; e arrivo alla conclusione della mia argomentazione: le idee rincorrono le tecnologie rincorrono le idee. Una sintassi involuta per esprimere il circolo virtuoso infinito che connota tutta la nostra storia culturale e artistica. Bjork ha scritto un nuovo capitolo nella storia dell’opera d’arte totale.

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Geek di tutto il mondo, drizzate le orecchie. Bjork sta realizzando un capolavoro di arte musicale geek. Il Guardian ha scritto che il suo nuovo album non sarà solo pubblicato come album, ma anche come un “app album”. In pratica, “Biophilia” per iPad includerà 10 app, tutte racchiuse da una “mother app”. Ogni app singola rappresenterà uno dei brani dell’album, e ne sarà la rappresentazione geek.

Copio e incollo di seguito la descrizione di Wikipedia:

<<It will also be an evolving entity that will grow as and when the album’s release schedule dictates, with new elements added. Scott Snibbe, an interactive artist who was commissioned by Björk back in the summer of 2010 to produce the app, as well as the images for the live shows (which will combine his visuals with National Geographic imagery, mixed live from iPads on the stage), describes how Björk saw the possibilities of using apps, not as separate to the music, but as a vital component of the whole project.

For one song, “Virus”, the app will feature a close-up study of cells being attacked by a virus to represent what Snibbe calls: “A kind of a love story between a virus and a cell. And of course the virus loves the cell so much that it destroys it.” The interactive game challenges the user to halt the attack of the virus, although the result is that the song will stop if the player succeeds. In order to hear the rest of the song, the players will have to let the virus take its course. Using some artistic license, the cells will also mouth along to the chorus. It’s this determination to fuse different elements together, be it juxtaposing a female choir from Greenland with the bleeps and glitches of electronic music pioneers Matmos during the Vespertine tour, or meshing soaring strings and jagged beats on Homogenic, that “helps explain the power and success of Björk’s collaborations”.>>

 

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Mi piacerebbe moltissimo avere in agenzia un digital art director in grado di programmare in HTML5. Uno come Nico Engelhardt e Johannes Ippen: gli autori di Aside, la prima rivista fruibile su iPad, che non è un’app. Nel senso che è scritta tutta in HTML5 e si fruisce direttamente su web, con Safari. Niente appstore, insomma.

Che dire? Un’idea eversiva. Un’anomalia nel sistema apple, ma catalizzata da apple stessa – che crede moltissimo nell’HTML5, che spero arricchisca il mondo dell’interazione e della creatività geek (e non solo).

Bravi!

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Anni fa, ricordo che a Cannes un giovane creativo iscrisse nella categoria stampa il proprio CV. E vinse un leone, perchè dimostrò per primo di aver capito che un festival pubblicitario è in fondo un medium per fare pubblicità a se stessi.

João Dornellas, art director portoghese, ha fatto qualcosa di analogo con l’app store: è il primo art director ad aver capito che l’app store è un nuovo tipo di medium per fare pubblicità a se stessi (non solo agli app developer, evidentemente). Ed ecco quindi che ha fatto un’app iPad gratuita del proprio portfolio. Bravo.

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Quello qua sopra è il trailer, con musica degli Smashing Pumpkins, del nuovo episodio di Dead Space, videogioco di fantascienza survival horror in terza persona.

Piccolo Trivia, Dario Argento ha prestato la sua voce al personaggio del Doctor Terrence Kyne, nella versione italiana del gioco.

Perchè ne parlo su Geekadvertising? Anche perchè ho appena terminato di giocare per 2 volte (!) alla fenomenale versione per iPad (rigorosamente in cuffia per godere dell’eccellente sound design), certo. Ma, soprattutto, perchè è la dimostrazione che ormai i videogames sono le nuove piattaforme multi-narrative geek powered.

Andiamo con ordine: videogame in 2 episodi su console (+uno su wii in uscita a ottobre) + un episodio mobile su iPad; film d’animazione, Dead Space – La forza oscura, nel quale sono narrati gli eventi precedenti a quelli del gioco; una miniserie a fumetti illustrata da Ben Templesmith e scritta da Antony Johnston (anche sceneggiatore del gioco), in cui viene ancora narrato il prequel della vicenda (sia del film che del videogioco).

Insomma, per godere appieno della esperienza di gioco è consigliabile entrare nell’intero universo multi-narrativo (io l’ho fatto, e i miei neuroni sono ancora là). Anche perchè solo così si può esperire che le vere esperienze immersive richiedono l’attivazione di un sensore che la tecnologia – credo – non potrà mai duplicare: l’immaginazione.

PS. leggetevi la critica del giudizio di Kant, e inserite la sua disanima della facoltà estetica nel contesto di quanto scritto sopra, pls. E non dite che vi annoiate; anche Matrix è nato dalla filosofia di Berkeley e Baudrillard (parola dei registi, eh).


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