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Posts Tagged ‘music’

A chi pensa che la tecnologia sia feticismo del futuro, rispondo che invece affonda le sue radici lontano.

Guardiamo al concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk: si trattava di una rivoluzionaria sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche; collocata in uno spazio sia estetico (le sue opere) sia fisico (il teatro da lui progettato, la Festspielhaus di Bayreuth).

In sintesi, una visione multimediale della musica, prima ancora che il termine “multimediale” facesse il suo ingresso nel dizionario. Una visione che spingeva la tecnologia artistica del tempo ai suoi limiti estremi, al punto che Wagner dovette inventarsi una interfaccia apposita: il teatro di Bayreuth, appunto.

C’è stato anche chi si è spinto oltre. Poco dopo Wagner, infatti, Aleksandr Skrjabin concepì il suo Prometeo o Poema del Fuoco, una grandiosa sinestesia artistica, per ottenere la quale progettò addirittura uno strumento che associava ad ogni nota un fascio di luce colorata che avrebbe dovuto inondare la sala. Un progetto, questo, talmente in anticipo sui tempi, che non fu possibile realizzarlo. E l’opera restò solo “musicale”. Insomma, ci sarebbe voluta tutta la tecnologia di Brian Eno.

O di Bjork.

Ho passato il weekend a giocare con il suo Biophilia. Un progetto musicale e multimediale che parte da lontano, come ho appena argomentato. E che arriva a rendere l’utente parte attiva del processo artistico, reinventando la fruizione musicale attraverso un medium ludico, un’app. Multimediale e interattiva. Al punto che, virtualmente, ogni fruizione da parte dell’utente genera un evento sinestesico/multimediale/estetico/musicale singolare, irripetibile.

Mi fermo, prima di vomitare un pistolotto sull’Alea musicale; e arrivo alla conclusione della mia argomentazione: le idee rincorrono le tecnologie rincorrono le idee. Una sintassi involuta per esprimere il circolo virtuoso infinito che connota tutta la nostra storia culturale e artistica. Bjork ha scritto un nuovo capitolo nella storia dell’opera d’arte totale.

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Geek di tutto il mondo, drizzate le orecchie. Bjork sta realizzando un capolavoro di arte musicale geek. Il Guardian ha scritto che il suo nuovo album non sarà solo pubblicato come album, ma anche come un “app album”. In pratica, “Biophilia” per iPad includerà 10 app, tutte racchiuse da una “mother app”. Ogni app singola rappresenterà uno dei brani dell’album, e ne sarà la rappresentazione geek.

Copio e incollo di seguito la descrizione di Wikipedia:

<<It will also be an evolving entity that will grow as and when the album’s release schedule dictates, with new elements added. Scott Snibbe, an interactive artist who was commissioned by Björk back in the summer of 2010 to produce the app, as well as the images for the live shows (which will combine his visuals with National Geographic imagery, mixed live from iPads on the stage), describes how Björk saw the possibilities of using apps, not as separate to the music, but as a vital component of the whole project.

For one song, “Virus”, the app will feature a close-up study of cells being attacked by a virus to represent what Snibbe calls: “A kind of a love story between a virus and a cell. And of course the virus loves the cell so much that it destroys it.” The interactive game challenges the user to halt the attack of the virus, although the result is that the song will stop if the player succeeds. In order to hear the rest of the song, the players will have to let the virus take its course. Using some artistic license, the cells will also mouth along to the chorus. It’s this determination to fuse different elements together, be it juxtaposing a female choir from Greenland with the bleeps and glitches of electronic music pioneers Matmos during the Vespertine tour, or meshing soaring strings and jagged beats on Homogenic, that “helps explain the power and success of Björk’s collaborations”.>>

 

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Che i Gorillaz avessero in cantiere un album realizzato interamente con l’iPad lo sapevo.

Quello che ignoravo è che lo regalareranno il giorno di Natale sul loro sito ufficiale. Auguri!

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Come vedete qua sopra, Doritos si è già dimostrata una marca geek, utilizzando il proprio pack in Realtà Aumentata per lanciare le Dotiros Sweet Chili.

Bene, dirà qualcuno, ma ‘ste cose come la Realtà Aumentata sono un giochino one off: lo fai una volta, e poi basta, no?

No.

Date un’occhiata al pack qui sotto.

A dispetto delle apparenze, è il biglietto per il reunion tour dei Blink 182. E dove si tiene il concerto? In Realtà Aumentata, naturalmente. Sul sito Doritos Late Night. Dove, fra l’altro, potete assistere pure all’esibizione del Rapper Big Boi, del duo hip-hop degli Outkast.

Ma io, ex metallaro, vi mostro solo la performance dei Blink 182.

PS. sapete che agenzia ha curato tutto questo? La Goodby, Slverstein and Partners. Ovvero, l’agenzia autrice della storica campagna Got Milk?. E che per Doritos aveva già realizzato il sito Hotel626, vincitore, fra le altre cose, di un bronzo al Clio. E ha fatto tutto da sola? No, ha lavorato con la tech company Proto e con lo studio di comunicazione Mekanism, il cui claim recita “storytelling for emerging media”. Qualcuno ha detto creatività integrata?

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Mi riallaccio all’ultimo post di Roberto (questo non è un blog: è un tavolo da ping pong…) per sottoporvi altri due esempi di come gli strumenti tecnologici che usiamo (qualcuno che conosco direbbe “le interfacce”) stiano cambiando il volto del marketing e della comunicazione. 

Se i Coldplay hanno messo un piede nella porta, ovviamente, i NIN non sono stati a guardare: non solo su appstore trovate tap tap revenge NIN edition, ma hanno pure sviluppato NIN: access, un’applicazione che ha fatto parlare di sé non solo per essere un ulteriore passo avanti nella visione geek  che Trent Reznor ha del marketing musicale e che gli ha valso la vittoria di un Webby Award come “Artist of the Year”. L’applicazione, infatti, è stata oggetto di un contendere tra Reznor e la Apple, che inizialmente ne ha rifiutato l’aggiornamento a motivo di oscenità (la canzone “The downward Spiral”) presente nell’applicazione; ma che poi ha ritrattato, di fronte all’osservazione di Reznor che la canzone è comunque in vendita su iTunes.

Il secondo esempio che vi sottopongo è il primo – e italianissimo – fumetto interattivo in vendita sull’appstore dell’iPhone/iPod Touch. Si chiama A Separate World, ed è un magnifico mash-up tra un fumetto e un animatic. Un fumetto più immersivo, con audio, musica, effetti sonori ed effetti digitali per le transizioni tra una vignetta e l’altra, e per sottolineare i disegni. 

La cosa che mi sfrizzola il velopendulo, in entrambi i casi, è la quantità di contenuti e di possibilità di interazione che una sola interfaccia come uno schermo multi-touch portatile può offrire. E come abbia impresso una decisa virata “geek” al marketing (musicale) e alla comunicazione (illustrata).

Certo, poi bisognerebbe capire come avere il tempo per usarle tutte, queste interazioni…

 

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Lo sappiamo, tempi duri per vendere CD.

Per fare revenue con la musica bisogna inventarsi modelli di business differenti, probabilmente.

Un’idea l’hanno avuta i Coldplay – usare la musica come leva per far vendere un videogioco (e fare royalties, immagino).

Il gioco in questione è (posso dire, “ovviamente”?) un gioco per l’iPhone ed è una nuova release di una applicazione piuttosto popolare – Tap Tap Revenge, che viene revampata anche grazie all’aiuto di una nuova colonna sonora e ribrandizzata “Coldplay Edition” (3,99 € su iTunes).

Non solo si fa vendite di giochi e quindi soldi per gli autori della colonna sonora, ma si fa anche branding per la band attraverso il gioco – i cui utenti non sono necessariamente (ancora) fan della band e quindi si meticciano ed incrociano i due target 😉

Il gioco contiene 10 canzoni dei Coldplay (quindi in realtà è un album travestito da videogame?) ma anche un news feed dedicato alla band etc. Si mostra dunque che il potenziale di usi innovativi/creativi dei videogiochi come strumenti di comunicazione (geek) è ancora lontano dall’essere esaurito… (vedremo un giorno Metal Gear Solid: Giusy Ferreri Edition?)

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David Abbott sosteneva che un buon copywriter deve sempre confessare qualcosa di sè, per rendere interessante quello che scrive.

Bene, allora vi farò subito una confessione. E’ una mia passione, nemmeno troppo recente, nemmeno troppo segreta: adoro i Book Trailer.

Mi ha sempre colpito, parlando anche con i miei studenti, scoprire che non sono poi così conosciuti. Per questo ho pensato di dedicare loro un breve post.

Infatti, hanno un grande potenziale d’intrattenimento e di comunicazione. Proprio come i trailer dei film che milioni di utenti sbirciano avidamente dal sito Apple o Yahoo: che sono poi lo spot “virale” con cui le case produttrici pubblicizzano i loro film che che gli stessi milioni di utenti caricano sui propri blog e si scambiano nei mille modi permessi dalla rete.

Pensandoci giusto un paio di secondi, a Sheila Clover della Circle of Seven Productions – inventrice e detentrice del diritto d’autore sul termine “book trailer“- fare lo stesso per pubblicizzare in modo virale i libri sarà apparso poco più che l’uovo di Colombo. 

Con una differenza che io però trovo deliziosa: mentre i film usano lo stesso linguaggio dei propri trailer, i libri usano un linguaggio diverso, quello della parola. Ed ecco allora che un book trailer ha la possibilità di far esplodere il potenziale visionario della parola stessa, della storia, delle emozioni. Da ex traduttore, mi intriga questa traduzione della parola in immagine, e della storia in immagine in movimento. Robert McKee considera qualunque forma di narrazione – scritta, parlata, recitata, su pellicola – unificabile sotto la macro-categoria di Storia. Forse ha ragione; e forse è per questo che ibridare la parola con l’immagine in movimento può diventare tanto emozionante e tanto virale.

Prendete uno degli ultimi esempi: il book trailer di Coraline dell’immenso Neil Gaiman. Ve lo inserisco qui sotto: concedetegli una visione, non ve ne pentirete.

Va da sè che un book trailer può essere un’ottima anticipazione – o addirittura lo stesso trailer – del film che poi verrà tratto dal libro. Il che lo rende un interessante strumento anche in termini di co-marketing tra editoria e cinematografia. A questo proposito, giusto per gradire, sappiate che all’interno del Trailer FilmFest di Catania c’è la sezione  dedicata ai book trailer. 

Ah, un’ultima cosa. Come avrete intuito, leggendo il titolo di questo post, da qualche anno a corollario dei Book Trailer, sono arrivati anche gli Album Trailer. Per loro vale tutto quello che ho già scritto sopra, per cui non sto a ripeterlo. Mi limito a inserirvene uno che apprezzo molto, Insurgentes di Steve Wilson

 

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