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Posts Tagged ‘paolo guglielmoni’

Ecco i vincitori del SXSW 2013 Interactive Awards:
Activism: Wikipedia Zero
Amusement: Contre Jour 
Community: SoundCloud 
Educational Resource: ChronoZoom 
Experimental: Chrome Web Lab

Film/TV: The Beauty Inside 

Motion Graphics: Air Jordan 2012 

Music: JAM With Chrome 

Personal: Marco Rosella 

Social Media: NASA Mars Curiosity Rover 

Student: Living Galapagos 

Technical Achievement: Nike+ FuelBand 

Special Honours

Digital Campaign of the Year: Invisible Children: KONY 2012 

Speaker of the Event: Cory Booker – ‘Cory Booker: The New Media Politician’

Breakout Digital Trend: Leap Motion 

People’s Choice Award: Charity Miles 

Best of Show: Contre Jour

Considerazione finale: nell’impero pubblicitario, la periferia è decisamente più interessante del centro.
Soprattutto la categoria Best of Show, con il magnifico gioco per iPad Contre Jour (l’immagine del post ne è uno screenshot).

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Cito quanto scrive il geek fellow Roberto: “IMHO questo sarà uno dei trend emergenti dei prossimi anni. Sviluppare app o eco sistemi app+sito+hardware+social che diano una experience diversa all’uso dei prodotti, probabilmente attraverso la Gamification”.
Mettici l’internet of things che da diverso tempo ha già un piede nella nostra porta.
Mettici il surplus cognitivo che l’approccio ludico porta con sé.
Il risultato è che gli oggetti che ci portiamo addosso sono talismani che ci mettono in contatto con la dimensione digitale, che aumenta di contenuti e attività la nostra vita reale. L’oggetto stesso è una leva narrativa, in cui noi siamo i co-protagonisti reali e digitali.
Come Nike Fuel Missions: un sistema di gamification e storytelling per il NikeFuel Band.
Sarà una deformazione da copywriter, ma io ci vedo una nuova categoria narrativa: il fitness storytelling o fitness telling.
L’attività fisica dagli albori di nike+ ha dimostrato di possedere un grande potenziale per inserire gli utenti in una dinamica antagonistica tipicamente narrativa. Una dimensione sublimata, certo: nel senso che gli utenti si “facevano il loro film” (nella loro testa) di sfide con gli amici.
Con Nike Fuel Missions la trama di infittisce: il plot narrativo non è più soltanto sublimato, è proprio reale. Scritto dai creativi e interpretato dagli avatar digitali dei testimonial, assieme a te, nel mondo reale. E’ una forma di storytelling interattivo in realtà mista.
Godetevi il video:

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Riprendo uno spunto postato sul tumblr di hungryideas.

***

Kickstarter è il più famoso (ma non l’unico) collettore crowdfunding di progetti di startup. Eppure, sono sempre più intriganti non solo le idee di startup, ma anche i video che le raccontano. Sono spesso realizzati in infografica. Sono un vero e proprio genere di storytelling, con le sue regole narrative (guardatevi questo post di fast.co su come fare un kickass kickstarter video).

Sono un vero e proprio genere di storytelling, il kickstarter video. Di cui kickstarter è quindi un po’ l’adsoftheworld.
Un genere che merita una categoria di premio ai festival di pubblicità, IMHO. Dal momento che ha degli obiettivi di business e di comunicazione cruciali: se non funzionano bene, la startup rischia di non partire nemmeno.

Chiedete cosa è hungryideas? NON lo chiedete?
Ve lo scrivo lo stesso. E’ il mio nuovo progetto di geek storytelling 😉 

stay hungry, stay tuned (for details)

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Riporto il post pubblicato sul blog ADCI.

Come fa notare il sempre preciso Mauroman, Red Bull Stratos non è poi tanto diverso da quello che faceva Sector No Limits una 15ina di anni fa con testimonial come Patrick de Gayardon, a parte che c’è Internet di mezzo.
E, in effetti, la presenza di Internet è tutta la differenza. Non solo come potenza di buzz, cosa di per sé non da poco, ma perché ha spostato l’accento della comunicazione di marca sui contenuti: sul content marketing, per fare felici di planner ;-P

15 anni fa, in pieno paradigma televisivo, Patrick de Gayardon e tutta la scuderia di testimonial Sector erano appunto soltanto dei testimonial, degli sportivi estremi che diventavano personaggi televisivi portando con sé il logo Sector e i valori della marca: che era pienamente co-protagonista della comunicazione.

Quello che oggi è cambiato, grazie al paradigm shift internet e geek, è che il volo supersonico di Felix Baumgartner è protagonista assoluto di un’operazione di cui Red Bull è “soltanto” finanziatore e, soprattutto, media company. Perché ha prodotto un contenuto video scientifico/sportivo che stato guardato da oltre 8 milioni di persone live su YouTube e che genererà anche un documentario BBC in onda a Novembre negli States sul National Geographic Channel.
La marca diventa invisibile, cedendo il passo al contenuto e all’atleta. Come nota AdFreak, infatti, la marca è “omnipresent yet invisible”.

Facendo un passo indietro a favore dei contenuti, Red Bull aumenta la sua visibilità e iconicità, al punto che qualcuno già addita l’evento come prossimo oro a Cannes nella categoria special events e live advertising. E a giudicare dal numero di spoof istantanei (qui di seguito vedete quello di Conan o’Brien e, sotto, quello di Ogilvy Vienna, con i Lego), tendo ad essere d’accordo.

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Prendo spunto da questa segnalazione del fellow geek Roberto, per togliermi il cappello di fronte a un grande esempio di campagna stampa aumentata. O CinePrint, come recita l’intestazione del video.Nessun pensiero strategico, se non quello di posizionare la nuova Lexus come “WOW” (Stunning, appunto). E un co-marketing con l’edizione iPad di Sports illustrated (su cui è presente il video con cui aumentare la pagina stampa).
Anzi, questa interazione tra magazine cartaceo e digitale, forse, è proprio la vera innovazione geniale.
Insomma, ecco il video: tenetevi la mascella.

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Siri sta generando una forma di engagement virale e molto geek. Per quale Brand? Siri, naturalmente. E di conseguenza per Apple.
In rete ci sono da mesi tantissimi spoof video su Youtube: talmente tanti e divertenti, che qualcuno ha già stilato le classifiche dei migliori, come questa.

L’effetto Siri è un virale talmente grande che non si ferma alla rete, ma riceve pure una consacrazione televisiva, come nella serie più geek della TV “Big Bang Theory”:

Ora, potrà pure essere un’operazione di product placement e di marketing virale da parte di Apple; tuttavia resta il fatto che Siri esprime il potere di brand engagement che la tecnologia ha, quando tocca le corde giuste di certi comportamenti umani. Nel caso di The big Bang Theory, l’innato desiderio (maschile) di avere una donna che ti ascolta e fa sempre quello che dici: una geisha geek.

Da un punto di vista più ampio, di comunicazione, il comportamento che ha scatenato l’effetto virale e di engagement spontaneo è l’innata tendenza delle persone a far propri i contenuti che trovano piacevoli o divertenti, a remixarli. Un po’ come era già capitato per il Kinect Effect, di cui abbiamo già scritto.

Kirby Ferguson, hai proprio ragione: Everything is a remix.

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Ovvero, come l’advertising ci vede già doppio.

“Vederci doppio” è un’espressione che cambierà presto significato. Grazie alla realtà aumentata (AR), ovvero la tecnologia che ci fa vedere doppio, aumentando di contenuti digitali il mondo reale che ci circonda.
L’abbiamo vista talmente spesso nei film di fantascienza (due su tutti, Minority Report e Iron Man… ok, facciamo tre: anche Essi vivono di John Carpenter) che ci è quasi familiare.
Un po’ come il touch screen dell’iPhone: quando lo vedi per la prima volta, da un lato ti stupisci perché ti sembra magia pura, dall’altro provi la gratificazione di chi finalmente può usare dal vero qualcosa che ha sempre sgolosato solo al cinema.
Questa stessa sensazione è quella provata di fronte alla demo pubblicitaria di Project Glasses di Google, l’interfaccia handfree di realtà aumentata. Guardatevela qui sotto.

Il video ha avuto così tanta presa sul pubblico da diventare subito virale, come dimostrano i numerosi spoof che la gente ha spontaneamente realizzato. Eccone uno:

Bene, se gli occhiali sono il futuro della AR (guardatevi anche Sight, un cortometraggio sulle lenti a contatto del futuro prossimo), la geek advertising è già il suo presente.

Due esempi: uno l’app realizzata per il rivenditore di abbigliamento Moosejaw, che permette di fare quello che tutti gli occhiali a raggi X promettevano sulle riviste degli anni ’70: vedere sotto gli abiti delle modelle.

L’altro, l’applicazione mobile AR che GoldRun ha realizzato  per Esquire Magazine, con cui si poteva interagire digitalmente con la covergirl Brooklyn Decker nelle librerie Barnes & Noble, e condividere la foto su Facebook. Il tutto, ovviamente, a patto di scaricare l’app di Esquire e di recarsi in uno dei 700 punti vendita Barnes & Noble.

Cambiano le tecnologie, ma non le regole del gioco: si tratta sempre di individuare contenuti rilevanti per le persone, e di creare non più soltanto messaggi, ma intere esperienze di marca. O, per restare nel tema della AR, di geek advertising aumentato.

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