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Posts Tagged ‘realtà aumentata’

Questo blog parla di idee e creatività. Per questo non riesco ad appassionarmi per l’idea “Decode” di CK one. Calvin Klein ha disseminato su outdoor e magazine foto che, se inquadrate con un’app iPhone e Android, sbloccano contenuti video che mostrano la versione video dell’immagine fotografica. Guardatevi il video qua sopra.

Ma è la AR che sta diventando mainstream! – qualcuno mi dirà. Moltiplica i punti di contatto tra persone e marca! – qualcun altro mi dirà. E’ integrazione tra on e offline! – altri ancora mi diranno.

A tutti costoro rispondo che applicare una tecnologia nuova a un’idea non altrettanto nuova non è creatività. E’ semplice pianificazione media. Che impiegherà pure la realtà aumentata, ma per esprimere un’idea che ne diminuisce le potenzialità.

Non a caso, il mio amico Mirko Pasqualini parla della stessa campagna, giustapponendola poi ad una campagna di quasi un anno fa, per AXA Assicurazioni. Anche quest’ultima è una campagna basata sul meccanismo dell’unlocked content, ma con un’idea dentro: assecondare il voyeurismo di sbirciare in casa di altri, con un finale inaspettato. Guardatevi il video qua sotto va’ 😉

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Come ormai sapete, sono un grande amante della realtà aumentata. Eppure, è davvero difficile trovare un’applicazione che abbia un presente. Sì, presente. Perchè la realtà aumentata è una di quelle tecnologie che finiscono per essere troppo pensate al futuro. E così finiscono per entusiasmare i geek, ma non si calano mai nel presente reale dei comportamenti umani.

Un’eccezione è l’app Panasonic VIERA, con cui  si può provare in anteprima un televisore Panasonic a casa propria. Aumentando il proprio salotto con un modello 3D del televisore, appunto. Non è futuristica, certo. Ma forse è proprio quello che serve.  Qui trovate il marker da stampare, e qui potete scaricare l’app.

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Avevo promesso di non parlare di realtà aumentata per un po’.

Ma questa è davvero grande. Letteralmente.

La giapponese Qosmo e i Teradadesign Architects, a Tokio, hanno ricoperto l’intera facciata di un palazzo con un gigantesco AR code, riuscendo così a mostrare informazioni commerciali e il canale twitter corporate, ovviamente da una redazione dentro il palazzo.

Ma, vi assicuro, è meglio vederlo che descriverlo:

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Botta e risposta con il precedente post di Roberto a proposito della convergenza tra carta stampata e video.

Ho fatto un pensiero geek. Immaginate di avere degli occhialini AR. Degli occhialini stile quelli che ora vi danno nel cinema 3D per vedere L’Era Glaciale 3: che, in più, tramite un bel sistema wireless sono collegati al web.

Ora, pensate di indossarli e sfogliare una rivista. Quando arrivate su una pagina pubblicitaria, l’immagine si anima in realtà aumentata e diventa uno spot che vedete in streaming.

Vi sembra fantascienza? Allora guardate un po’ cosa hanno presentato i tipi di Total Immersion nel lontano 2008 (da notare che la giornalista usa la carta come una tastiera per impartire comandi alla realtà aumentata e cambiare il colore dell’auto):

Fonte: clubic.com

A questo punto mancano solo gli occhialini AR wireless, ma ho già visto un paio di concept in giro per la rete… 😉

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Ritorno sul tema della Realtà Aumentata e della sua utilità in termini comunicazionale.

Come già detto, sono contrario all’uso delle tecnologie solo per ottenere un effetto “cheap”, un wow temporaneo, che si brucia nello spazio di un giorno e che rischia di bruciare ulteriori e più strategici impieghi della tecnologia in comunicazione—- anche perché non possiamo dimenticarci che il gioco della comunicazione commerciale funziona solo se le nostre attività presto o tardi portano del bene alla marca e alle sue vendite…

Questo è, come sapete, stato finora abbastanza il caso della Realtà Aumentata: impiegata come un giochino (si veda post precedente) e non come un modo intelligente di dare un valore aggiunto alla nostra comunicazione e soprattutto all’utente.

In realtà il problema non è la tecnologia ma la testa di creativi e clienti – le possibilità di usare le tecnologie in modo più strutturale esiste, guardate ad esempio cosa ha combinato Topps, che sarebbe la Figurine Panini americana, tanto per intenderci.

Invece di un gimmick a se’ stante, ha aggiunto uno strato di ulteriore valore e interazione al proprio prodotto. Mostrando infatti la figurina alla webcam, la figurina si anima, prende vita. Il lanciatore di Baseball lancia la palla e con il personaggio della figurina si può giocare.
La figurina, pur restando se’ stessa accumula un valore di entertainment più ricco – relevant per la persona, visto che le colleziona e che quindi è già “engaged” con il prodotto e quello che rappresenta.

Se un’immagine (o una figurina) vale mille parole, un video ne vale almeno un milione, quindi guardatevi qui il filmato che spiega come funziona l’ambaradan aumentato…

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