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Posts Tagged ‘thinkgeek’

Non so chi sia stato il genio che ha avuto l’idea di imbrattare una verginale ingessatura con una firma, un cuoricino, un motto spiritoso, violando la sacralità rigorosa di una bella frattura.
Tant’è non vale la pena di recriminare, ormai la frittata è fatta.

D’altra parte, a discolpa dei terroristi del pennarello, l’ingessatura di un amico o conoscente è uno dei pochi posti dove si può taggare, scrivere, disegnare senza incorrere (almeno teoricamente) nei tutori dell’ordine. Insomma, l’ingessatura come luogo di democrazia diffusa e di creatività autorizzata. Un ambito dove anche il più sfigato di noi, quello che teme la multa o i limiti delle nostre capacità si sente a proprio agio nello sviluppare il proprio centimetro quadrato di creatività.
Era quindi solo questione di tempo perché dal reale si passasse al virtuale, al digitale, al geek, all’ambient.

Da Coolhunter riprendo questa brillante idea di geek advertising: Sharpie, fabbricante di pennarelli indelebili (l’arma del crimine urbano) ha sviluppato dei poster digitali-interattivi su cui il passante può legalmente lasciare un messaggio su una ingessatura che non resta un affare di famiglia ma che tutto il mondo dei passanti può vedere, apprezzare… con livelli di geekness richiesti tendenti allo zero.

Nuova prova che un’attività ad alto impatto e molto geek non si rivolge solo ai geek e non richiede una patente cosmica di geekdom per essere implementata (senza parlare del fatto che in questo modo si riesce a far “provare” il prodotto e a evidenziarne le potenzialità in modo totalmente politically ed urbanisticamente correct).

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Una (pretesa) rivoluzione può non avere il proprio manifesto

Eccolo qui – un po’ vision, un po’ mission, un po’ voice over: che volete farci, siamo pubblicitari.

 

“Vogliamo dire qualcosa a chi crede che la tecnologia dia forma alla fantasia.

Ai curiosi che vogliono sapere come funziona, e ai sognatori che si stupiscono di fronte a quello che riesce a fare.

Voi, convinti che ogni tecnologia, digitale o analogica, software o hardware, possa essere un medium di comunicazione e lo spunto per sviluppare un’idea creativa.

Per voi il web è ormai mainstream, ordinario. Preferite cercate il non ancora visto, lo straordinario.

Avete il coraggio di non essere per tutti, perché sapete che sono sempre le piccole avanguardie a generare le grandi innovazioni.

Questo ci piace di voi: siete stanchi di avere solo spettatori. Volete far scendere in campo il vostro pubblico e giocare insieme: alla creatività chiedete di non essere solo comunicazione, ma anche interazione.

A tutti voi, diciamo questo: vogliamo tenere vivo il geek che avete dentro.

Lo vogliamo nutrire con tecnologie usate non come digestivo per mandare giù le solite idee consunte. Vi aiuteremo a sviluppare idee tecnologiche nuove. A pensare in modo nuovo. Assieme accenderemo nelle persone stupore, emozione, curiosità e memorabilità. Sono questi i 4 virus capaci di diffondere le idee creative con la potenza di un contagio.

E questo contagio noi lo vogliamo estendere a tutta la classe creativa. Che diventino geek anche loro. E a quelli che restano scettici diremo che se hanno ragione loro, la tecnologia forse ucciderà la pubblicità. Ma se abbiamo ragione noi, di sicuro la farà risorgere.”

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Nonostante la difficoltà di reperirli in Italia, stanno conoscendo una certa diffusione nei circoli “geek” i Poken.    

Poken sono una speciale razza di chiavette USB, dotate di un dispositivo di networking wireless a breve raggio. Sulla chiavetta possiamo immagazzinare i dettagli dei nostri social network – costruendo così un biglietto da visita digitale e Solid State.

Quando incontriamo qualcuno con cui vogliamo costruire una connessione, estraiamo le nostre reciproche chiavette, mettiamo in contatto fisico le loro manine e i Poken si scambiano dati e informazioni. Una volta tornati al nostro PC infiliamo la chiavetta nella presa USB e il resto è più o meno facile immaginarlo (per maggiori informazioni, potete leggere il mio articolo di qualche tempo fa su Apogeo).

Questa tecnologia (pur con tutti i suoi limiti) è un buon esempio di come potenziare, attraverso la digitalizzazione, attività che già facciamo “analogicamente” con minore efficienza.

Il tema dello scambio di dati, della socializzazione è sicuramente uno dei filoni a più alta potenzialità del prossimo futuro – ed un campo dove la comunicazione aziendale, la sponsorizzazione, la collaborazione tra azienda e persone può dare luogo a forme di comunicazione / promozione del tutto inaspettate.

Cosa succederebbe (con le ovvie esitazioni legate ai temi della privacy) se il Poken diventasse un modo per interagire tra noi e l’azienda, magari su un Punto Vendita (semplificando inoltre raccolte dati, raccolte punti…)? 

Cosa succederebbe se la collaborazione / socializzazione tra persone avvenisse con il supporto e l’aiuto di una marca che si identifica con noi e ci fornisce di un piccolo ma potente device per aiutarci a farlo (ovviamente, mi raccomando, con il logo stampato bello grande…)?

 

 

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Ho il fondato sospetto che il futuro, sia della tecnologia che della comunicazione, ci riservi parecchie sorprese sul fonte dell’interazione dell’uomo con il mezzo; nel senso che comunicheremo a gestacci con device e con la pubblicità (cosa che peraltro già spesso facciamo con gli spot TV): comunicazione non verbale sì, ma anche non tecnologica, almeno dal lato dell’utente e per questo ad alta tecnologia.

Fatto il pistolotto iniziale che sembra che dica cose intelligenti, provo a farmi capire.

Assunto 1: i videogiochi sono il mercato probabilmente più interessante del mondo, in termini di fatturati. La vendita di videogiochi è stimata nel mondo 32 miliardi di dollari (2008) – sorpassando significativamente il valore del mercato delle vendite dei DVD, complici un po’ la pirateria e un po’ l’arrivo dei Blu-Ray (dati GfK International).

I videogiochi hanno dunque rappresentato un 53% del valore del mercato di “home entertainment” (ma in Italia e in Spagna siamo già al 67%) e nel 2009 potrebbero salire a sfiorare il 57-58%.

Questo implica un forte interesse a fare, interagire (confermato dal successo di Internet, altro strumento di azione / interazione).


Assunto 2: Il leader dei videogiochi è la Nintendo Wii, che da sola ha fatto salire del 20% il valore del mercato dei videogiochi.

Ed è un successo interessante – tutto motivato dall’interfaccia, la più semplice possibile: il nostro corpo. Fare le cose come siamo abituati a fare senza dover imparare meccanismi, linguaggi di comunicazione diversi, banalmente imparare quale tasto va schiacciato quando.

Il tema delle interfacce “naturali” in realtà data da un passato abastanza remoto. I lavori di Vincent John Vincent , recentemente ospite in Italia di “Meet the Media Guru” sono stati pionieristici, con installazioni – (necessariamente complesse, all’epoca) con cui si interagiva solo col movimento del corpo e successivamente con lo sviluppo commerciale di una serie di tecnologie e applicazioni di Gesture Recognition.

Oggi, la tecnologia è cambiata, al punto che con semplici softwarini gratuiti si può usare una pera, una banana o uno spazzolino da denti per giocare con il proprio computer (purchè dotato di una webcam…  il software lo scaricate qui e il video che trovate sul sito camspace.com vi fa capire il potenziale).

Un prodotto come Surface di Microsoft, un tavolo interattivo su cui si opera semplicemente muovendo le mani, è un grosso passo verso la diffusione di questo tipo di applicazioni: ho avuto la fortuna di provarlo e sono sicuro che le opportunità di comunicazione innovativa – a cominciare da materiali e installazioni Punto Vendita – sono notevoli.

Un approccio all’interazione che, tra l’altro, si sta facendo strada persino all’interno del più comunicativo tra gli elettrodomestici (la TV), come si può vedere dal filmato della Televisione comandata da applausi e gesti.  

In tutto questo esiste dunque uno scenario di opportunità – dove le persone che oggi fruiscono più o meno passivamente del nostro sito internet potranno domani interagirci attivamente, attraverso movimenti delle mani o del corpo – e l’interazione, lo sappiamo, significa engagement. Significa attenzione data alla marca, memorizzazione, significa quella comunicazione innovativa che le aziende stanno con forza chiedendo ai loro consulenti.

Certo, non si esaurirà tutto qui, e sono mille le altre proposte di Geek Advertising che dovremo sfornare… ma questo mi sembra un bel campo da cui iniziare. Se mi vedete agitare davanti al computer non preoccupatevi: sto solo testando un’interfaccia (se però urlo anche… vuol dire che sto mandando a quel paese via Skype quel rompiballe del mio amico Arturo…)

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Dopo l’articolo su wired.it, in agenzia mi hanno sommerso di domande su come funzioni la tecnologia ultrasonica. Il che mi ha stimolato qualche riflessione extra-pubblicitaria. 

Da un punto di vista filosofico ed etico, l’utilizzo del corpo come veicolo di suoni è un argomento molto interessante da dibattere: è il superamento del corpo come limite, ma anche la sua violazione. 

Questa violazione così palese è l’occasione per domandarci quante violazioni il corpo subisce ogni giorno da stimoli apparentemente meno invasivi, ma terribilmente più invasivi nel loro essere dissimulati: ad esempio le innumerevoli emissioni (cellulari, wifi, radio, CO2, PM10, etc) a cui siamo sottoposti quotidianamente 24 ore su 24.

E’ l’occasione per domandarci se sia così inossidabile la concezione comune del corpo come barriera tra l’interno e l’esterno di noi stessi; e di conseguenza la concezione di individuazione, di identità: che da identità statica e tridimensionale potrebbe diventare identità “osmotica” e meta-dimensionale, frutto di tutto quello che assorbiamo dall’ambiente circostante, sia in termini fisici sia in termini semantici.

Mi fermo qui: il mio blog di filosofia è un altro.

Questo è il mio blog di pubblicità tecnologica. Per cui mi limito a domandare: quando entrate in un negozio o in un supermercato, preferite che a essere violato sia il vostro apparato osseo usato come cassa di risonanza per il tempo brevissimo in cui passate davanti a un certo punto preciso, o i vostri timpani martellati con l’ultimo jingle ripetuto a loop per tutto il tempo in cui fate la spesa?

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Evviva evviva. Appena nato, Geek Advertising è già citato su wired.it

Solo una precisazione, però, su quanto è scritto nell’articolo: Paolo Guglielmoni auspica e persegue un nuovo modo di fare creatività, per indicare il quale ha coniato la definizione “geek advertising” e creato questo blog: non un’agenzia di pubblicità omonima. Per ora, almeno 😉

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ars electronica centre

Sappiatelo. Quando aprirò la mia agenzia di geek advertising, sarà a Linz. Ovviamente, perchè lì c’è uno dei miei paradisi artificiali: l’Ars Electronica Center. Quando ci andai la prima volta, fu per caso. Ne rimasi abbagliato: una fucina di idee, sperimentazioni ed entusiasmo. Il risultato si vede pure nella città che gli sta intorno. Un’allure da ex porto fluviale (Linz sta sul Danubio), mescolato a un mindframe postmoderno proiettato all’intelligenza. 

Questo, perchè la tecnologia non è solo uno strumento, ma un ambiente. Come l’aria, che ormai si dà per scontata, ma che respiriamo. Non la vedi, ma se è inquinata t’intossica; se è pura, ti corrobora. Anche la tecnologia, come l’intelligenza, è così. La respiri: ti corrobora, o ti inquina. 

In Italia, la tecnologia è troppo poco diffusa, e troppo male. Su questo siamo tutti d’accordo, temo. Al di là dell’osservazione in sé banale, il punto è che offre a menti ancora vulnerabili soluzioni troppo veloci, troppo facili. Lo vedo nel mio lavoro: mi arrivano sulla scrivania idee “stile youtube” – divertenti, certo; ma superficiali; raramente adeguate. 

Al contrario, la tecnologia è davvero il passo cruciale per allargare la base dell’intelligenza, e della creatività. La geek advertising si alimenta e prospera in un ambiente dove la tecnologia è come l’aria pura. Frizzante, piacevole, che la senti gonfiarti i polmoni e filtrarti nel sangue, rendendolo più ricco. Così quando arriva al cervello, l’accende. Linz, arrivo!

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